Home » Spalla Destra  » Racconti » Conversando con Meryem, ragazza marocchina che, intanto, conversa con sua madre



 
Hanno spazio, in questa intervista, parole che una madre immigrata racconta a sua figlia.
Gli altri sono discorsi che la figlia ha fatto con me: cominciamo proprio da Meryem e me, che sono la sua insegnante.
Meryem m’ha detto che, da grande, vuole fare la reporter o lavorare, dove c’è bisogno, con Emergency.
Meryem ha 15 anni, i capelli scuri, come quelli di Amal, gli occhi neri e profondi come Sofia e, con loro, s’è fatta spesso interprete, in classe, per tre anni, della singolarità della loro condizione di giovanissime donne qui in Italia, lontane dal Marocco, che. per Amal è Itaca, anche se si sente molto attratta dalla vita delle ragazzine italiane; per Sofia è il luogo dove voler sicuramente tornare, per Mery, così tutti la chiamano in classe, una libertà da non dimenticare: le sue parole sanno spesso di nostalgia.
Quale libertà, Mery?
La libertà di correre a piedi nudi dietro ai tanti animali che mia nonna ha in campagna, di sentirmi felice, realizzata e forte, anche con pochi soldi.
Hai sofferto nel lasciare il tuo Paese?
Mi ricordo poco, ero tanto piccola; conservo un’impressione molto nitida di quella volta quando, ero qui già da qualche anno, un uomo entrò a casa mia e una domanda mi veniva spontanea, ma capivo di dovermela tenere dentro: chi è quell’uomo che mia madre abbraccia, a cui i miei fratelli saltano al collo?
Solo più tardi ho capito che era papà.
Capitava la stessa cosa da noi e non solo da noi, ai figli che, già grandi, vedevano tornare a casa il padre dalla guerra; l’ultima volta che l’avevano visto o non erano ancora nati o avevano pochissimi anni. E’ l’esperienza di mio fratello e mio padre. Ma questa è un’altra storia, per me.
Ricordi quella volta che hai portato, a scuola, il Corano? Quale struggente musicalità!
Come non ricordare che tu non sapevi come si sfoglia un’opera che si legge da destra a sinistra? La tenevi in mano come la Divina Commedia.
E quei vestitini colorati e bellissimi?
Erano del mio fratellino, per il giorno della sua circoncisione.
E’ stato difficile imparare l’italiano?
Abbastanza, ma non troppo, perché tutti mi hanno aiutata ed io ho voluto farmi capire presto.
Adesso, ti piace stare qui in Italia, a Foligno?
Certo che mi piace, ho incontrato tante persone buone, come Morena, la mia maestra delle elementari, suo marito Paolo ed altre ancora: con loro mi sento me stessa, mi piace andare a casa loro, dove poter aiutare, se serve, farmi aiutare, chiacchierare di cose leggere e delle mie piccole e grandi angosce.
Qual è la cosa che più t’addolora?
La superficialità. Veramente non la sopporto nelle persone, soprattutto se della mia età. Anche la falsità. Molte persone sono false, fingono d’accettarti e, in verità, ti respingono.
Ti capisco, ma mi sembra che tu sai farti valere, sai anche essere prepotente, provi spesso ad alzare la voce anche con me.
No io non alzo mai la voce, sì, anzi, la alzo quando non mi sento capita, quando mi sento circondata dai sospetti.
Te la senti di leggere, in Piazza della Repubblica, con Aurelia e Fabio, i testi che avete scritto per la pace?
Perché no è un’occasione importante, per far capire a tutti cosa vogliamo noi ragazzi, indipendentemente dal luogo in cui siamo nati: vogliamo la pace, vogliamo vivere senza paura.
Perché piangi Meryem? Ne vuoi parlare? Io e i compagni t’ascoltiamo, con calma…
In Cecenia, non ce la faccio più a vedere quelle immagini, tutto quel dolore fatto provare in nome del mio stesso Dio, non è questo che ci insegna il Corano…quei corpi rigidi non me li posso togliere dalla testa e dal cuore.
E se, come dice Fabio, ci facessimo tutti aiutare da qualcuno che, nel tuo mondo, come nel nostro, conta molto, ha un punto di vista originale, da Tahar Ben Jelloun, per esempio?
T’ha rincuorata, quando è venuto a Foligno?
M’ha commossa la sua carezza, le sue parole le ho scolpite dentro di me: “L’Islam è sottomissione alla pace. La generalizzazione è alla base del razzismo.”.
Sbaglio se penso che, per tutti voi mussulmani, la Palestina è insieme un grande amore e un grande dolore e, soprattutto, un problema da risolvere presto?
No, non sbagli, ma, stando qui, ho capito un’altra cosa veramente importante: anche gli ebrei non sono tutti uguali. In Marocco, forse, non avrei saputo niente della vita di Anna Frank e della shoah, ma mamma, a casa, spesso sola, ancora in difficoltà con la lingua italiana, come fa ad avere tutte queste informazioni?
Meryem sei diventata grande, con il Ramadan, hai cominciato il digiuno.
Sì, mangio all’alba e al tramonto, prego e volgo spesso lo sguardo verso il cammino della luna, in questo magico mese.
Perché non può mangiare Amal, se dice di non sentirsi bene, visto che lei stessa ci conferma in quello che già sappiamo e cioè che i malati, durante il Ramadan, possono mangiare?
Non è una malattia grave, la sua e, infatti, resiste.
Ma è vero che, come dicono i compagni, i maschi, ti stai facendo un po’ fanatica?
No, non sono fanatica, ma sto trovando una strada per difendere, qui, la mia identità, la mia cultura.
Amal, Meryem, Sofia e se qualcuno, in futuro, volesse, così come abbiamo letto nel Libraio di Kabul, farvi sposare un uomo che non amate?
Chiamiamo la professoressa Cacchione.
Grazie, soprattutto per avermi aiutata a dare un valore ancor più importante al mio lavoro e al tanto tempo passato insieme.
Grazie Meryem, per aver insegnato a noi donne grandi ed emancipate che, a volte, sono le figlie a dovere dare la parola alle madri.
Dove vai, adesso?
Vado a casa, mia madre si vede con le sue amiche per un incontro religioso.
Vengo anch’io?
Perché no, ma devi avere il fazzoletto.
Vanno bene quelli di carta che ci servono al mattino, in classe?
No il fazzoletto lo devi avere in testa, non puoi fare come ti pare.
Mery vieni a mangiare da me? E sappi che io compio ogni operazione culinaria, rivolta alla Mecca.
Non mi fido.
E ridiamo di cuore, con ironia, rispetto, fiducia.
Le domande e le risposte hanno segnato i momenti più significativi del nostro rapporto di tre anni.
I luoghi per le conversazioni sono stati i più diversi: la nostra scuola, la strada, il cinema, il telefono cellulare, casa mia, casa sua.
                 
Maria Rita Cacchione
 
 

Conversando con Meryem, ragazza marocchina che, intanto, conversa con sua madre