Home » Spalla Destra  » Racconti » Ho incontrato Blessing frequentando l’Associazione “Un ponte di mamme”: la sua vitalità, il suo sorriso, la sua provenienza, mi hanno incuriosito ed ho accettato ben volentieri di intervistarla



Sono Blessing Ehigiator, vengo dalla Nigeria del Sud, dalla città di Benin, nello stato di Edo. Ho 37 anni. Ho studiato nel mio paese: ho la maturità scientifica ed ho proseguito gli studi all’università senza però giungere alla laurea in matematica. Sono in Italia dal 1992 per ricongiungermi a mio marito, in quegli anni studente in medicina nella città di Perugia.
 

 
Come è composta la tua famiglia?
In famiglia siamo in cinque: io, mio marito e i miei tre bambini di 12, 7, e 4 anni.
 

Ora, se vuoi, parliamo della tua condizione di donna: come è considerata la donna nel tuo paese d’origine?
Dipende dalle varie tribù, dall’ubicazione nello stesso stato: le donne del Sud sono più emancipate, nel Nord meno.
 

Come mai?

Dipende da molti fattori: dalle tradizioni delle varie famiglie, dalle tribù di appartenenza, dalle religioni. Io sono di religione cristiana ed anche questo contribuisce a tenere in maggiore considerazione la dignità della donna. Le religioni animiste, per esempio, permettono la poligamia, dove la donna è un oggetto ed è totalmente sottomessa.
 
Ma non c’è niente che riesca a migliorare le cose?
In verità cominciano a sorgere movimenti femminili per l’emancipazione della donna: per esempio avvocati donne che gratuitamente difendono altre donne da accuse ingiuste e da punizioni aberranti, ma insorgono uomini potenti che cercano di spegnere queste prime luci.
Un altro tentativo di emancipazione culturale è che nel Nord la scuola è ora gratuita per le donne, proprio per incentivare la loro cultura, ma è tutto molto lento.
C’è anche il problema della povertà. La Nigeria del Sud è ricca e per questo scoppiò la guerra civile nel 1966/67 per dividere il paese, ma non si è concluso nulla ed ora posso dire che questo è stato un bene per una futura ripartizione delle ricchezze.
 
Ed ora parliamo della tua nuova patria. Come ti sei trovata qui come donna straniera e nera di pelle?
Sono stata fortunata perché Sunday, mio marito, si era già integrato qui a Foligno soprattutto con la famiglia di una sua compagna di classe, Sandra. Questa famiglia prima accolto lui e poi me come una figlia: per me sono mamma e papà e per i miei figli sono i nonni italiani.Qui abbiamo celebrato il matrimonio religioso e loro ci hanno accompagnati come fossero la nostra famiglia: mi hanno assistito durante le gravidanze, nel momento del parto, e sempre.
Qui avevo difficoltà per la lingua: parlavo l’inglese ed era un problema. Ora parlo con facilità l’italiano e tutto è diverso. Ho imparato a mangiare di tutto, anche il “brodo”, che chiamavo acqua, ed anche a cucinare all’italiana.
 
Nonostante la tua discrezione che compare dal tuo parlare, vorrei chiederti se hai ricevuto offese e di che genere.
Oh, si, succede tutti i giorni, ma non dò più peso a queste cose.
 
Non posso crederci, ma da parte di chi?
Il fatto è che mi accorgo che più mi integro nella società e più vedo che l’accoglienza totale dipende dalla sensibilità, l’educazione, l’apertura culturale di ognuno e non dal ceto sociale o dalla professione delle persone.
 
E succede anche a tuo marito?
Si, succede: qualcuno non accetta di farsi curare da un medico nero. E pensare che da noi c’è massimo rispetto ed accoglienza per il bianco.
 
Un’ultima domanda: ti vedo molto impegnata, al di là del tuo essere mediatrice culturale e lavoratrice in una cooperativa di servizi, sei presidente dell’associazione “Un ponte di mamme”; perché lo fai?
Mi dà gioia dedicarmi agli altri, mi fa star bene.
 
Grazie Blessing, perché a Foligno ci sei anche tu!
 
 
A cura di Alessandra Schoen

Ho incontrato Blessing frequentando l’Associazione “Un ponte di mamme”: la sua vitalità, il suo sorriso, la sua provenienza, mi hanno incuriosito ed ho accettato ben volentieri di intervistarla