Lontana da questo mondo, dal freddo, dalla pasta, dallOccidente, viveva
una donna con i suoi figli.
Casablanca è una città del Marocco, una calda terra, piena di
gente, di mercati, spezie e tanto vociare.
Qui, al centro di Foligno, tra i vicoli, dove Foligno somiglia di più a
Casablanca, vive una donna con i suoi figli e suo marito.
Io la intervisto e, per farlo, non mi siedo con un taccuino in mano davanti a
lei, non scrivo parola per parola quello che mi dice. Le sue parole è
come se fossero le mie, le ho sentite ripetere tante volte, giorno dopo giorno.
E mia madre.
Racconta, mamma, come hai fatto tante altre volte, perché sei venuta in
Italia.
Devo partire dallinizio. Prima di trasferirmi a Casablanca, vivevo in
campagna, come tanta altra gente e lì ho trascorso gran parte della mia
giovinezza. Mia madre aveva nove figli e, in una gran casa, abbiamo vissuto
tutti insieme fin quando, un po per mia scelta, un poper quella
altrui, sono stata data ad un uomo che, per fortuna, aveva la mia stessa
età e un bel lavoro; abbiamo fatto dei figli, abbiamo anche comprato
una televisione che, in quel tempo, non si potevano permettere tutti. Mio
marito era molto religioso ed amavamo tanto i nostri figli, ma, un giorno, la
sua azienda ha chiuso e, come tanti altri, è rimasto senza lavoro;
è per questo che ha deciso di emigrare in Italia in cerca di un futuro
per noi.
I figli più grandi mi chiedevano continuamente dove era andato e quando
tornava, tu la più piccola non te lo ricordavi neanche: è
partito, quando avevi un anno, lo hai rivisto solo dopo che ne avevi sei.
Io ero cambiata, da donna felice, ero diventata depressa, piangevo
continuamente.
Ti bastavano i soldi che ti mandava papà?
Non aveva il permesso di soggiorno, lavorava in nero e i soldi che mi mandava
non bastavano mai. Per mandare i figli a scuola, dovevo chiedere dei prestiti.
Ricordo che il marito di una mia amica mi regalava sempre frutta per me e per
voi: gli sono molto riconoscente.
Fai capire bene quanto deve faticare un immigrato per avere il permesso di
soggiorno.
Tuo padre lo ha ottenuto solo dopo quattro anni di duro lavoro, poi, pregando
per lui, è successo il miracolo.
Mi ricordo il giorno in cui è tornato a casa, era il 93, ha preso
i suoi due figli tra le braccia e tu, la figlia piccola, lo fissavi senza
capire: ci ha portato tanti regali per noi e per le mie amiche che andavano
matte per i profumi.
Poi è ripartito e, con lui, la mia allegria, mi sentivo sola, ma le mie
vicine erano sempre disposte ad aiutarmi, solo con loro lasciavo da parte le
amarezze della vita.
Come facevi ad avere notizie di papà?
Ogni tanto mi telefonava da sua zia ed, ogni volta, ero costretta ad andare da
lei con lautobus, per ascoltare la sua voce ed avere sue notizie.
La più bella è stata quando ha detto che io e voi potevamo
raggiungerlo.
Dovevamo entrambi compilare dei fogli, io in Marocco, lui in Italia. Dovevo
andare ogni giorno al Consolato che si trovava lontano da casa mia: lasciavo
soli i miei figli e andavo, la mattina presto, poi col sole cocente, sempre in
piedi ad aspettare che mi chiamassero. Eravamo una sessantina di donne, per
nove mesi ho fatto avanti ed indietro, aspettavo sempre davanti a quelle porte,
ma, un santo giorno, mi hanno chiamata: ero al settimo cielo. Le mie vicine ed
i miei parenti erano molto contenti per me.
Come ti sei preparata al viaggio per lItalia?
Ho fatto tanti dolci e comprato tante spezie che, di sicuro, non avrei trovato,
ho disegnato mani e piedi con lhenné e, di mattina presto, mi
sono avviata con i miei figli allaeroporto e, mentre andavamo via, vi ho
ordinato di non voltarvi indietro.
Come tè sembrata lItalia?
Strana, diversa, non ero abituata a tante montagne. Ho visto anche la neve che
nel mio paese scende raramente.
Ero contenta di stare insieme a mio marito e daver riunito la famiglia,
però, mi mancavano tutto quel parlare e quei profumi che, da noi, si
sentono da una casa allaltra.
Piano piano mi sono abituata, ho conosciuto tanta gente del Marocco; insieme
abbiamo cominciato a ritrovarci, a fare feste e ad amare questa nuova terra.
Pensi che, un giorno, tornerai dove hai lasciato tanta parte della tua vita?
Sì, io e mio marito pensiamo di tornare dove abbiamo lasciato sogni ed
affetti ed anche tanti e gravi problemi.
Quali sono le più grandi differenze tra il tuo Paese e lItalia?
Ovunque trovi aspetti positivi e negativi; in Italia, ad esempio, sono
rispettati i diritti umani, come il diritto alla parola, che da noi non conta,
poi, così tanto, ma anche qui ci sono pregiudizi e si fanno facili
generalizzazioni.
Che vuoi dire?
Capita a tutti, quasi ogni giorno, di sentir parlare in TV di mussulmani
kamikaze, terroristi e la gente è portata a pensare che siamo tutti
uguali, che siamo tutti responsabili, ma io, con quegli atti, non centro
niente, li condanno, perché nessuna religione chiede ai propri fedeli di
uccidere..
Insomma, qui ti senti ancora estranea?
Estranea no, perché qui vivono i miei figli, mio marito, ho degli amici,
ma la mia terra è la mia terra.