Sairi viene dall'Ecuador, dalla città di Esmeralda, che si trova sulla
costa. Ha due occhi vivaci, la carnagione scura, le piace truccarsi e
agghindarsi. Oggi ha due grandi cerchi alle orecchie, un pearcing al naso, e
una farfalla color d'oro per legare i capelli. Mi dice di avere ventiquattro
anni, e un bambino di cinque. Mi dice anche di aver paura dei gatti, e guarda
con diffidenza il mio gatto vecchio e malandato, che ormai non è
più capace di far male a una mosca, ma a lei evoca qualcosa di
misterioso e terribile.
d. da quanto tempo vivi in Italia?
r. da tre anni, sono arrivata nell'aprile del 2003. Sono venuta a Perugia in
visita a miei parenti, con il mio compagno e il mio bambino, e sono rimasta.
A casa non lavoravo, mi sentivo un peso per la mia mamma; dormivo, mangiavo,
ballavo...avevo tutto, ma non lavoravo.
In Ecuador, anche se trovi un lavoro, pagano poco, l'equivalente di 100 euro,
con orari dalle 8 della mattina alle 9 della sera,
qui invece si guadagna bene,
Mamma fa l'infermiera e guadagna 300 dollari, papà fa il poliziotto, ma
sono separati.
Quando la moneta era il sucre, il cambio era di 25.000 sucre per un dollaro,
costava tutto pochissimo, ma oggi... un pranzo in famiglia -siamo quattro
persone, più mio figlio piccolo- costa sei o sette dollari.
d. hai trovato lavoro facilmente?
r. con l'aiuto di un sacerdote, e con l'aiuto di mia zia, ho trovato subito
lavoro. Ho lavorato a Spello, a Bastia, a Foligno: prima ho sostituito una
conoscente che era tornata in Ecuador per le ferie, poi sono entrata presso
un'altra famiglia e ci sono rimasta otto mesi, adesso eccomi qui. Anche Il mio
compagno ha provato a lavorare come muratore, ma non gli è piaciuto ed
è voluto tornare in Ecuador. Io ho insistito, gli ho chiesto di lasciare
il bambino, ma lui non ha voluto, e così sono rimasta solo io. Adesso
lui ha un'altra donna, ma va bene così, mio figlio sta bene con la nonna
e in fondo lui era stupido...
d. Sei convinta di aver preso la decisione giusta, o hai qualche nostalgia?
r. Nostalgie certo che ne ho. Nei primi tempi mamma al telefono mi chiedeva di
tornare, perché mio figlio aveva bisogno di me, e a sentirlo piangere mi
si stringeva il cuore, ma adesso lui sta veramente bene, perché vive a
casa sua, con una nonna che è diventata sua madre, e perché la
sua vera mamma può mandargli tutto quello di cui ha bisogno. Se avessi
potuto farlo rimanere qui con me, sarei stata contenta, ma il mio lavoro mi
occupa per ventiquattro ore; quando eravamo tutti e tre in Italia, il bambino
lo teneva mia zia, e allora ho pensato che sarebbe stato meglio con mamma.
d. E tua madre? Come ha preso la tua decisione?
r.. Il mio viaggio in Italia era un premio per i miei studi, perché in
collegio ero un' "alunna perfetta". Mia zia dall'Italia mi invitava
per lavorare, mia madre diceva che non l'avrei mai fatto. "La
conosco..." diceva, e invece eccomi qui, e ho intenzione di rimanere. Lei
è rimasta molto sorpresa, non credeva che ce l'avrei fatta. E all'inizio
non era contenta, ma poi ha capito che questa è la mia vita e al
telefono continua a preoccuparsi, ma non mi chiede più di tornare. Ormai
si fida delle mie scelte. E io sono contenta di mandare i soldi a casa: prima
ero soltanto un peso, adesso l'aiuto.
d. di che cosa si preoccupa?
r. lei sentiva sempre le notizie, adesso sente quelle italiane. Mi telefona, e
mi dice che ha paura del freddo.
d. e tu hai motivi d preoccupazione?
r....io ho paura dei gatti, e quel gatto non lo posso vedere...
Quando non avevo il permesso di soggiorno, avevo paura. Mi piace andare in
discoteca, ma avevo paura dei carabinieri, e così ho smesso di andarci.
All'inizio non sapevo come funzionava la faccenda del permesso di soggiorno,
credevo che bastasse lavorare per aver diritto a uscire liberamente. Ho avuto
indirettamente un'esperienza del genere: mia zia ha un parente che si è
recato in Spagna, ha trovato lavoro ed è stato subito regolarizzato.
Credevo che avvenisse così anche in Italia e ci sono rimasta male. Mi
chiedo: perché una persona deve aver paura, rischiare l'espulsione se
lavora onestamente? Non capisco, io non faccio niente di male.
Una sera, alla stazione di Perugia, mi fermano i carabinieri. Io ero seduta, e
un uomo si è avvicinato per chiedermi qualcosa, credevo fosse uno dei
soliti che danno fastidio alle ragazze e guardavo in terra senza ascoltarlo,
poi...ho notato gli stivali e dentro di me ho pensato: è finita, mi
rimandano a casa; invece è stato molto gentile, ha controllato il
passaporto, ha verificato che non avessi nessuna pendenza penale... e mi ha
lasciato andare.
d. e col lavoro com'è andata? E' stato facile entrare a vivere in
famiglie sconosciute?
r. nella prima famiglia dove ho lavorato ero sola, mi annoiavo, piangevo. Non
mi lamento della padrona di casa: lei era giovane, brava, ma io non mi sentivo
bene, perché ero arrivata da poco e dovevo ancora abituarmi alla lingua,
alle usanze... e quelle lunghe giornate sempre da sola! Ma ho tenuto duro.
Nel secondo posto di lavoro dovevo seguire una signora di ottantasette anni; la
famiglia era brava, ma lei no, era proprio cattiva.
d. a volte le persone anziane e malate hanno un carattere difficile proprio a
causa della malattia
r. non nel suo caso, e
me lo confermava anche il figlio. Mi diceva che questo era il carattere della
madre fin da giovane: era autoritaria, mi insultava, mi diceva che ero una
clandestina e le clandestine sono tutte puttane. "Venite a rubare i mariti
alle donne italiane!". Stavamo nella stessa camera, ma non mi faceva
dormire. "Io non dormo, quindi non devi dormire nemmeno tu". Ci sono
rimasta otto mesi, poi ho cercato un altro lavoro; ma quando si è
ammalata sono venuti a cercarmi, e ho passato quattro notti all'ospedale ad
assisterla: vuol dire che si fidavano di me, e io in fondo non voglio male a
nessuno.
Finalmente una mia conterranea mi ha trovato lavoro a Foligno. Non mi ha detto
però che la casa si trova in campagna, quando l'ho vista ho pensato che
me ne sarei andata subito. Mamma mi richiamava in Ecuador, mio figlio mi
mancava...
Ma in famiglia sono tutte brave persone; Maria, la ragazza che curo, mi fa
tenerezza. Ci vado d'accordo.
Alle 7,30 mi alzo e mi occupo della ragazza, poi faccio le faccende, cucino,
sento la musica.
d. che tipo d cucina fai?
r. cucino all'italiana, anche perché la cucina italiana mi piace, poche
volte faccio piatti ecuatoriani.
d. è molto diversa la vita in Italia rispetto al tuo paese?
r. La vita è simile alla nostra, ma noi non abbiamo cappotti o piumini.
La differenza tra estate e inverno è solo la pioggia d'inverno.
Anche noi siamo cattolici, anzi siamo più cattolici degli italiani. Qui
la gente bestemmia, da noi mai!
Mi piace vedere la televisione, specialmente le telenovele latinoamericane,
seguo La forza dell'amore e Cuore selvaggio
. Qualche volta mi piace uscire, ma quando ci sono le telenovele mi piace
stare a casa. D'altra parte le mie migliori amiche vivono a Perugia, e ci
vediamo solo il sabato, quando siamo libere dal lavoro. Vengono tutte da
Esmeralda.
d. come vedi il tuo futuro? vuoi rimanere qui o tornare in Ecuador?
r. adesso voglio rimanere qui, poi tornerò in Ecuador, da mio figlio.
Sono sicura che lui sta meglio in Ecuador, non mi piace la vita di un bimbo
straniero in Italia, succede spesso che qualcuno lo fa sentire male. Non sono
tutti bravi gli italiani. Io mi so difendere, ho il mio carattere, ma un
bambino potrebbe soffrire.
Voglio comprare una casa per mio figlio in Ecuador, per questo mando i soldi a
mia madre. Non penso assolutamente a sposarmi: so per esperienza che non
bisogna fidarsi degli uomini.
d. che cosa porteresti dell'Ecuador in Italia?
r. tutto... tutto
d. e dell'Italia in Ecuador?
r. dell'Italia in Ecuador non porterei niente... solo Maria. La porterei al
mare, è così bello, tanto diverso dal mare di qui. Io sono di
carnagione scura, ma al mare in Italia mi scotto, in Ecuador no. Il nostro mare
è bello, il clima non è umido.
Una mia cugina non si è adattata alla vita in Italia, piangeva sempre;
aveva un lavoro buono, guadagnava bene, ma è voluta tornare e diceva che
la vita in Italia è un inferno.
Io invece ho tenuto duro, e sono rimasta... Certo, mi mancano tante cose: il
mare, la famiglia: la mamma, il figlio, la sorella... la mamma...