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"Raccogliere le informazioni per evitare le distorsioni"


 
Paolo Montesperelli
 
PRE-TEST DEL SONDAGGIO : RELAZIONE FINALE
Dicembre 2006
 

1. Premessa
 

Questo secondo e ultimo progress approfondisce quanto illustrato nel primo, integrandolo (sia nei dati sia nel testo) con i risultati dell’analisi bivariata e multivariata1 . Il testo riporta e commenta solo i dati più significativi (congiuntamente da due punti di vista, sia sostantivo sia statistico), selezionati da molti altri dati elaborati ma scartati perché non sufficientemente significativi; in tal modo intendo offrire un’immagine più nitida dei risultati emersi.
Inoltre, sulla scorta dei numerosi spunti di riflessione metodologica maturati durante le fasi di raccolta delle informazioni e di analisi dei dati, nella parte finale di questo documento presenteremo alcune proposte qualora si volesse proseguire e ampliare la ricerca. 
Quest’ultima non rappresenta un evento episodico ed isolato, ma costituisce il compimento applicativo di un’ intensa iniziativa formativa promossa dalla Provincia di Perugia.
Infatti nel gennaio 2006 la Provincia ? nell’ambito delle numerose iniziative sull’immigrazione ? ha promosso alcuni seminari formativi di Metodologia della ricerca sociale su: “Raccogliere le informazioni, evitare le distorsioni”. L’obiettivo generale era far acquis ire agli operatori un’autonoma capacità di costruire un questionario o una scheda di rilevazione efficace e funzionale.
I seminari hanno registrato un notevole interesse da parte dei partecipanti, tanto che si è collegialmente deciso di costruire davvero un questionario, di sottoporlo come pre-test ad un campione di umbri e di elaborare i dati così raccolti. Si tratta comunque di un’esercitazione ulteriore, rispetto ai programmi iniziali, con lo scopo di accentuare la natura applicativa dei seminari stessi. In tal senso vanno interpretati i risultati raccolti: il questionario è in una versione provvisoria e la ridotta numerosità campionaria invita alla cautela. Ciò nonostante abbiamo raccolto informazioni interessanti dal punto di vista sostantivo e metodologico, in vista di un eventuale allargamento del sondaggio.
L’obiettivo cognitivo riguarda le opinioni e gli atteggiamenti degli umbri rispetto agli immigrati. Questo argomento è stato scelto dai partecipanti; anche l’individuazione degli indicatori, la formulazione delle domande, la costruzione del questionario sono frutto di un intenso impegno condiviso.
Le interviste sono state condotte dai partecipanti, sulla base di un piano di campionamento “a scelta ragionata” che tiene conto del genere, del livello d’istruzione, dell’età e degli ambiti territoriali.
 
2. La conduzione dell’intervista e le caratteristiche del campione.
 
La conduzione dell’intervista non sembra aver incontrato difficoltà rilevanti: lo attestano alcune informazioni rilasciate dagli intervistatori, secondo cui nessun intervistato si è mostrato seccato o polemico; e solo 3 intervistati hanno dato segnali di fretta o di noia. Al contrario, la maggioranza (75%) si è mostrato cooperativo, cortese, paziente e il 19% addirittura entusiasta o contento di poter dire la sua. Una lettura da me svolta questionario per questionario, prima dell’immissione dei dati in matrice, conferma questa valutazione positiva: ad esempio, il fatto che ciascun intervistato abbia diversificato le proprie risposte entro un’estesa batteria di scale è un indizio importante dell’interesse e dell’attenzione che intervistato ed intervistatore hanno prestato al sondaggio. Non sembra neppure che tale interesse sia dettato da ragioni politiche di adesione o di contrapposizione al sondaggio 2 . Anche l’indice di status socio-economico (v. sotto) non sembra incidere 3 . In sostanza, la buona accoglienza riservata al sondaggio sembra alquanto uniforme e trasversale rispetto alle differenze fra intervistati.
Questo pre-test ha raccolto 56 interviste, 9 per ciascuna dei 6 ambiti coinvolti, con l’eccezione di Todi che ne ha raccolte 11, quindi 2 eccedenti rispetto il Piano di campionamento4 . In tal senso la rilevazione è ben distribuita sul territorio e non è viziata da “cadute”.
Su tutti gli intervistati, sono 21 i maschi e 35 le femmine.
L’età ha un range ampio, di 50 anni, in quanto va da 18 a 68 anni5 : la media è di quasi 42 anni d’età; lo scarto-tipo è di 14,4 anni6 . La distribuzione è molto simmetrica, cioè non vi sono pochi casi particolarmente distanti dall’età media 7 .
Quanto al livello d’istruzione, la maggioranza (22 intervistati, pari al 39%) ha conseguito il Diploma di Scuola Superiore8 ; seguono i laureati (32%). Quindi chi non ha superato la scuola dell’obbligo costituisce poco più del 28% di tutto il campione.
Il 75% è occupato: a tempo indeterminato (63%) o determinato (12%). L’11% invece è costituito da studenti ed il 12% da pensionati.
Accanto a queste proprietà socio-anagrafiche, rilevate di solito in qualunque sondaggio, il nostro questionario ne include anche di più peculiari, volte a rilevare il grado di apertura (esperienziale e culturale) verso la realtà internazionale.
Solo il 14% non ha mai visitato qualche Paese estero: l’88% lo ha fatto, ma soltanto per ragioni turistiche. Invece le esperienze più prolungate sono minoritarie: pochi si sono recati in altri Paesi per ragioni di studio (18%) o di lavoro (21%). Considerando il totale delle risposte, circa il 40% è andato all’estero per più di un motivo.
Tra i nostri intervistati, sono soprattutto gli uomini e i giovani a non aver mai viaggiato fuori dai confini italiani.
Il 47% dichiara di saper conversare bene o abbastanza bene in una lingua straniera; solo il 24% ammette la propria incapacità completa. In particolare, le donne mostrano una maggiore conoscenza di altre lingue oltre all’italiano (il 50% contro il 43% degli uomini).
Un’ulteriore domanda riguarda il gradimento di piatti stranieri: ovviamente questa informazione non è molto interessante in sé, ma può costituire un indicatore valido9 , un indizio utile per aiutare a comprendere il grado di apertura verso culture diverse. Il 4% non risponde, l’11% dichiara che non gli piace affatto la cucina straniera. Gli altri intervistati si collocano su posizioni intermedie.
A questo punto è possibile costruire un indice di localismo 10 con le ultime tre variabili. Prima di combinarle insieme, abbiamo voluto stimare la validità di ciascuna, giovandoci della single factor analysis: si tratta di una complessa procedura che q uantifica ? mediante factor scores ? l’apporto netto 11 di ciascun indicatore alla rappresentanza semantica dell’indice. La tab. 2.1 riporta i valori assunti dai factor scores.
 
Tab. 2. 1 – Factor scores

 
 
 
 
 
 
 
 
Come si può osservare, è abbastanza equilibr ato l’apporto di ciascun indicatore, con una leggera prevalenza della variabile relativa alla conoscenza delle lingue straniere, proprio l’indicatore più funzionale ai nostri obiettivi cognitivi. Minore peso, invece, viene attribuito all’opinione sui piatti stranieri 12 .
Il graf. 2.1 rappresenta i dati del campione sull’indice di localismo.
La distribuzione è alquanto simmetrica13 , con un leggero squilibrio a vantaggio dei valori più bassi di localismo, nel grafico posti a sinistra dell’asse orizzontale. Le classi più numerose si collocano in posizione mediana, anche se le frequenze sono abbastanza alte pure in prossimità dei valori elevati di localismo.
 
Graf. 2.1 – Indice di localismo

 
L’analisi bivariata 14 tra l’indice di localismo e le principali variabili socio-anagrafiche presenta alcuni risultati interessanti. Gli uomini appaiono più localisti delle donne. Inoltre si osserva una relazione inversa tra il livello di istruzione e il localismo: all’aumentare del titolo di studio, diminuisce il punteggio medio sull’indice di localismo (v. tab. 2.2).
Infine, incrociando l’indice per la condizione occupazionale degli intervistati, i pensionati hanno il valore medio sull’indice di localismo più basso, gli studenti quello più alto15 .
 
Tab. 2.2 – Punteggi medi sull’indice di localismo per livelli d’istruzione

 
Titolo di studio
Indice di localismo
Licenza elementare
1,99
Dipl Scuola M Inferiore
0,50
Dipl Scuola M Sup
,017
Laurea o post-laurea
-0,70

 

Un altro indice riguarda la collocazione sociale dell’intervistato; le informazioni raccolte sono tratte dalle osservazioni dirette degli intervistatori: ciascuno doveva cercare di valutare il quartiere di abitazione, il tipo di caseggiato e la classe sociale dell’intervistato 16 .
In base ad una classificazione alquanto articolata, i tipi di caseggiato più frequenti ? nel centro della città, nel medio-centro o in periferia ? rivelano comunque un’estrazione piccolo-borghese. Meno frequenti risultano sia i tipi di abitazione alto-borghesi, sia quelli popolari.
La maggioranza (36%) vive in un condominio medio, un’altra cospicua componente (21%) in una palazzina di 2-6 appartamenti di caratteristiche medio-popolari.
Anche i dati sulla collocazione nella stratificazione sociale confermano questa tendenza: il 43% del campione sembra di estrazione medio-borghese, il 23% piccolo-borghese, mentre operai, contadini e sotto-proletari paiono costituire una ristretta minoranza.
Seguendo la stessa procedura illustrata per il primo indice, ne abbiamo costruito un secondo, combinando insieme le ultime tre variabili, al fine di sintetizzare lo status-socio-economico degli intervistati. Abbiamo inoltre riassunto le categorie di ciascuna variabile in tre classi ordinate, dopodiché le abbiamo cardinalizzate, poiché questa è una condizione indispensabile per la factor analysis17 .
Il minimo e il massimo teorici di questo indice sono, rispettivamente, 4 e 23. In realtà il minimo ed il massimo registrati nel nostro campione sono, rispettivamente, 5 e 12, un range molto più concentrato e collocato su posizioni medie e medio-basse (graf. 2.2). La media registrata sull’indice è 9 18 .
 
Graf. 2.2 – Indice di status socio-economico

 
In sintesi, i dati sull’istruzione, sulle propensioni più o meno “esterofili” e sull’estrazione sociale indicano una collocazione prevalentemente “mediana” del campione lungo la stratificazione sociale.
L’analisi della correlazione tra gli indici di status socio-economico e di localismo mostra una valore negativo, anche se non particolarmente elevato (-0,22). In altri termini, tendenzialmente uno status socio-economico più elevato comporta un minor grado di localismo e viceversa.
Sempre sulla scorta delle inferenze affidate agli intervistatori, il grafico successivo riporta la presunta collocazione politica degli intervistati.

 
Il campione risulta alquanto sbilanciato: infatti il 73% si colloca su posizioni di sinistra o centro-sinistra. Anticipiamo subito che tale squilibrio:
a)   è il più marcato in questo pre-test; tutte le altre variabili socio-anagrafiche, come abbiamo visto, risultano più equi-distribuite;
b)   sarebbe un lim ite da superare al momento di scegliere gli intervistandi in un eventuale sondaggio;
c)   comunque esso va tenuto in considerazione quale elemento interessante quando ? nelle prossime pagine di questa Relazione ? commenteremo i valori e gli atteggiamenti riscontrati nel campione.
 
 
3. I risultati del sondaggio
 
Il 75% dichiara di conoscere personalmente qualche immigrato, segno di quanto siano ormai diffusi i rapporti interetnici. Un altro 30% ha contatti indiretti o fugaci e superficiali19 .
Oltre il 15% ha contatti con parenti immigrati, il 18% con colleghi, il 34% con vicini di casa, e il 71% con conoscenti vari20 .
Per valutare il rapporto con gli immigrati, abbiamo sottoposto una serie di scale, i cui punteggi andavano da 0 (se il rapporto è pessimo) a 10 (se invece è ottimo). Naturalmente abbiamo tolto dal computo le persone che hanno dichiarato di non conoscere in alcun modo gli immigrati.
Considerando i punteggi medi (vedi graf. 3.1) 21 , i giudizi migliori riguardano gli amici immigrati (media dei punteggi: 7,5). Ma questo dato non ci sembra di particolare rilievo: in maniera quasi tautologica, il rapporto di amicizia implica un giudizio favorevole.
Anche il rapporto con i colleghi sembra discreto (media 7). Giudizi più negativi raccolgono i conoscenti (6,4), gli immigrati incontrati di sfuggita e i vicini (entrambi 5,6). Il giudizio medio più negativo colpisce i parenti immigrati (4,5). Probabilmente quest’ultimo dato sta ad indicare che le maggiori difficoltà riguardano i rapporti più stretti, l’inserimentio degli immigrati nelle relazioni familiari, nell’ambito cioè più intimo del “mondo della vita quotidiana”.

Dietro la media si celano opinioni differenti. Quelle più contrastanti riguardano proprio i parenti (alcuni giudizi sono molto più favorevoli o mol to più sfavorevoli della media). Sempre in base alla difformità di opinioni, seguono ? in ordine ? le valutazioni verso i colleghi, i vicini, gli immigrati incontrati in maniera fuggevole, i conoscenti e gli amici 22 .
Sarebbe interessante sintetizzare quest o gruppo di variabili in un indice di fiducia nelle relazioni con gli immigrati; ma con i pochi casi a disposizione ciò sarebbe altamente sconsigliabile, in quanto non offrirebbe risultati attendibili 23 . Infatti solo 4 intervistati hanno risposto a tutte le domande; in media, sulle 6 variabili che compongono questa batteria, gli intervistati hanno risposto solo a 3 domande, optando per la categoria “non li conosco” per le altre24 .
Una successiva domanda chiedeva di stimare approssimativamente l’incidenza degli immigrati sul totale della popolazione umbra. L’obiettivo non era solo quello di rilevare il grado di conoscenza del fenomeno, ma la rilevanza attribuita allo stesso. Mediamente, gli intervistati ritengono che gli immigrati ammontino a oltre il 21% della popolazione, quando invece secondo le statistiche ufficiali si può stimare che la effettiva presenza ammonti a non oltre il 7%25 . In altri termini, la stima formulata dagli intervistati triplica il dato ufficiale.
Intorno a questa media, comunque, le risposte sono molto differenziate 26 : si va da un minimo del 2% al massimo del 60%. Probabilmente le percentuali più alte indicate dagli intervistati, apparentemente così paradossali, hanno la funzione “simbolica” di richiamare il fenomeno dell’immigrazione come problema ritenuto particolarmente grave (come meglio vedremo alla fine di questo paragrafo). Per evitare che la media risenta di questi casi estremi, possiamo considerare solo la moda, cioè la classe con frequenza più alta: nel nostro caso, secondo la maggioranza gli immigrati in Umbria costituiscono il 10% di tutta la popolazione.
La sovrastima del numero di immigrati sembra un fenomeno inversamente associato al livello di istruzione; infatti, all’aumentare del titolo di studio diminuisce la percentuale di immigrati stimata (tab. 3.1). Dunque le persone più istruite danno risposte più vicine ai valori reali; si conferma così il ruolo fondamentale dell’istruzione per una migliore comprensione della realtà sociale in cui si è immersi.
 
tab. 3.1 - stima dell’incidenza degli immigrati per titolo di studio
Titolo di studio
Incidenza % immigrati (media)
Licenza elementare
50,00
Scuola media inferiore
27,69
Scuola media superiore
22,50
Laurea o post-laurea
14,88

Proseguendo con l’analisi bivariata, la variabile qui considerata mostra:
a) una correlazione 27 positiva (+0,34) con il localismo (chi ha un valore elevato sull’indice di localismo tende a sovrastimare il numero di immigrati);
b) una correlazione negativa (-0,29) con lo status socio-economico (le persone con uno status socio-economico elevato tendono a fornire stime più fedeli).
Considerando anche la collocazione politica presunta degli intervistati, notiamo che sono gli elettori di sinistra e centro-sinistra a sovrastimare maggiormente l’incidenza degli immigrati sulla popolazione umbra (tab. 3.2):
 
tab. 3.2 – stima dell’incidenza degli immigrati per collocazione politica
Collocazione politica dell'intervistato
incidenza % immigrati (media)
Estrema sinistra
20,3
Sinistra
22,0
Centro-sinistra
24,0
Centro-destra
20,3
Destra
12,5
Apolitico
10,0

A quella domanda ne segue un’altra che chiedeva di stimare, sempre per l’Umbria, l’incidenza degli immigrati irregolari sul totale degli immigrati. La percentuale media indicata dal campione è oltre il 25%, ma questa cifra è il portato di stime ancora più contrastanti 28 : si va da un minimo dell’1% al massimo dell’80% di immigrati irregolari. La maggioranza del campione ritiene che il 30% degli immigrati sia irregolare. Invece secondo alcune stime, derivate da fonti statistiche ufficiali, gli irregolari e clandestini dovrebbero costituire non oltre il 15% degli immigrati (cfr. AUR 2004, 174-5) .
Sempre secondo le valutazioni degli intervistati, a prescindere dalla distinzione fra regolari e irregolari, i Paesi di provenienza sarebbero soprattutto l’Albania e il Marocco; segue, a notevole distanza, la Romania.
La tab. 3.3 riporta l’elenco completo delle nazionalità o delle aree geografiche indicate29 .

tab. 3.3. - nazionalità di provenienza secondo gli intervistati
 
v.a.
%
Albania
43
28,5
Marocco
36
23,8
Romania
20
13,2
Ucraina
8
5,3
Cina
7
4,6
Ecuador
5
3,3
Africa
3
2,0
Europa dell’Est
3
2,0
Macedonia
3
2,0
Magreb
3
2,0
Moldavia
3
2,0
Polonia
3
2,0
Nigeria
2
1,3
Russia
2
1,3
Slavi
2
1,3
Tunisia
2
1,3
Colombia
1
,7
Jugoslavia
1
,7
Medio oriente
1
,7
Nord Africa
1
,7
Senegal
1
,7
Sud america
1
,7
totale
151
100,0

 

Questa volta la percezione degli intervistati sembra più vicina alle fonti statistiche ufficiali, secondo le quali la provenienza degli immigrati deriva, in ordine decrescente, soprattutto da: Albania, Romania, Marocco, Ucraina (Caritas/Migrantes 2004, 489).
Un’altra sezione del questionario chiedeva di giudicare alcuni interventi degli Enti Locali in Umbria, graduando il proprio consenso mediante scale con punteggi da 0 a 10.
Considerando ? come al solito ? le medie, gli interventi che raccolgono più consensi riguardano l’are a dell’assistenza socio-sanitaria (media 7,4). Seguono, in ordine, gli interventi per l’integrazione nella scuola (7,2), per trovare abitazioni agli immig rati (6) e, da ultimo, per agevolare il loro ingresso nel mercato del lavoro (5,5). Come si può osservare, si tratta comunque di punteggi abbastanza positivi che tendenzialmente “promuovono” (anche se senza accesi entusiasmi) le politiche per l’immigrazione.

Gli interventi nel settore abitativo registrano le valutazioni più contrastanti: infatti i punteggi effettivamente attribuiti variano da 1 a 10 e lo scarto-tipo è il più elevato (2,3). Secondo le osservazioni di alcuni intervistati, ciò potrebbe derivare anche da differenti interpretazioni date dagli intervistati alla domanda: in effetti alcuni hanno attribuito punteggi molto elevati per sottolineare che, a proprio parere, le istituzioni si impegnano eccessivamente. Qualora questa interpretazione fosse diffusa, si configurerebbe una distorsione: intervistati diversi interpreterebbero in maniera differente una stessa domanda 30 . Per controllare tale eventualità, abbiamo correlato quella variabile con una scala Likert che graduava il consenso degli intervistati rispetto alla seguente affermazione: «Gli enti locali pensano troppo agli immigrati». La correlazione è molto debole e pochi intervistati sembrano cadere in quella distorsione31 ; l’eventuale redazione definitiva del questionario dovrà comunque prevenire questo problema.
Il 73% conosce gli sportelli per l’immigrazione; di questi, il 46% dichiara di conoscerli abbastanza bene. Il 61% del campione ne dà un giudizio molto positivo ed il 32% abbastanza positivo.
Un’ultima sezione del questionario era dedicata ad opinioni ed atteggiamenti verso gli immigrati. Per rilevarli, si è pensato a 22 frasi da sottoporre al giudizio del campione. Anche in questo caso, i punteggi potevano variare da 0 (minimo consenso) a 10 (massimo gradimento). Per evitare varie altre distorsioni, abbiamo intervallato affermazioni favorevoli con affermazioni contrarie agli immigrati (v. tab. 3.4)32 .
 
tab. 3.4 – punteggi medi attribuiti ad alcune affermazioni sugli immigrati
variabile
N
media
dev. std.
asimmetria
Gli immigrati svolgono lavori utili
56
7,68
2,30
-1,40
Matrimoni d'interesse
56
6,41
2,92
-,16
Con l'immigrazione è aumentata la criminalità
56
5,96
2,72
-,31
Arricchimento culturale
56
5,91
2,82
-,45
La diffusione dell'islam è occasione di dialogo
56
5,84
2,98
-,38
Rinnovare la nostra società
56
5,52
3,29
-,40
Valori troppo diversi dai nostri
56
5,38
2,79
-,10
Aiutare prima gli italiani
56
4,71
3,77
,01
Saremo ospiti a casa nostra
56
4,70
3,37
,11
Aiutano a far conoscere l'Italia
56
4,70
2,81
-,11
Le badanti hanno troppi doveri e pochi diritti
56
4,66
2,70
-,24
Occupazione spazi urbani
56
4,59
3,13
,10
Leggi italiane troppo favorevoli
56
4,50
2,89
,08
Gli EE.LL. pensano troppo agli immigrati
56
4,45
2,99
,07
Pericoloso il diritto di voto
56
4,38
3,60
,20
Contribuiscono alle pensioni future
55
3,84
3,53
,37
I poveri sono quasi tutti immigrati
56
3,80
2,56
,25
Ringiovaniscono la popolazione
56
3,59
2,90
,32
Tante badanti creano disgregazione
56
3,57
3,37
,69
Portano il terrorismo
56
3,30
2,81
,71
Troppi negozi di immigrati
56
2,73
2,56
,89
Portano malattie pericolose
56
2,34
2,73
1,03

Le opinioni sugli immigrati risultano alquanto articolate, ossia non sembra prevalere un atteggiamento né uniformemente positivo, né completamente negativo. La media più alta dei punteggi riguarda il riconoscimento che gli immigrati svolgono lavori utili, scartati dagli italiani. Non sembra, quindi, diffusa la convinzione che i primi “rubino il lavoro” agli altri.
Scarso consenso raccolgono anche altri “luoghi comuni”: gli immigrati occupano il territorio (gli spazi urbani) e la piccola economia (il commercio); accentuano i rischi di terrorismo; portano malattie pericolose. Non riscuotono molto successo neanche le dimensioni più vicine a iniziative attive d’inserimento, quali il riconoscimento dei diritti politici e sociali.
Ciò che si imputa con maggior forza agli immigrati è l’aumento della criminalità; invece gli apporti più positivi, oltre al lavoro, riguardano il contributo culturale al dialogo e al rinnovamento della nostra società.
Inoltre le risposte non sembrano attribuire molto peso ai processi demografici e ai loro effetti: gli intervistati, infatti, non ritengono che i flussi immigratori possano limitare l’invecchiamento della popolazione umbra; né che possano introdurre forza-lavoro giovane, utile a fini previdenziali.
In base allo “scarto-tipo”, le opinioni più controverse riguardano alcuni diritti sociali e di cittadinanza, espressi dalle seguenti frasi: «Prima bisogna aiutare gli italiani poveri e solo dopo gli immigrati poveri»; «E’ pericoloso dare agli immigrati il diritto di voto nelle elezioni amministrative»; «Solo grazie ai contributi versati oggi dagli immigrati, si potranno pagare in futuro le pensioni agli italiani»33 .
La ricchezza delle informazioni così raccolte ha come contraltare una visione frammentaria degli atteggiamenti degli intervistati. Infatti fin qui abbiamo potuto commentare le distribuzioni di una variabile per volta. Per ottenere un quadro d’insieme più unitario, ci siamo avvalsi dell’analisi fattoriale (multiple factor analysis ). Questa tecnica di analisi dei dati consente, a partire da un insieme di indicatori che si ritiene possano riferirsi a più di una dimensione concettuale (antropologica, psicologica, sociologica, ecc.), di suddividere tale insieme in modo che alcuni indicatori vengano attribuiti esclusivamente / prevalentemente ad una dimensione, altri ad una seconda dimensione, altri ancora ad una terza e così via.
L’attribuzione di un indicatore ad una dimensione piuttosto che ad un’altra viene decisa dal ricercatore; tale scelta non è però arbitraria, il ricercatore infatti deve valutare, per ciascun indicatore, il relativo factor loading . Quest’ultimo dal punto di vista semantico esprime la prossimità dell’indicatore alla dimensione (che in gergo si chiama “fattore” o “componente”, a seconda delle procedure di estrazione); invece dal punto di vista statistico quantifica la correlazione fra l’indicatore e il fattore (o la componente)34 . Ulteriori dettagli sull’analisi fattoriale verranno illustrati nel par. 4.
L’applicazione della multiple factor analysis35 ai dati contenuti nella matrice ha prodotto la seguente tabella, nella quale risaltano due dimensioni salienti (tab. 3.5)36 :

tab. 3.5 – Factor loadings delle variabili che compongono la batteria di affermazioni sugli immigrati 37
 
   
Componente
   
1a
2a
Gli EE.LL. pensano troppo agli immigrati
,826
 
 
Aiutare prima gli italiani
,794
 
 
Portano il terrorismo
,787
 
 
Occupazione spazi urbani
,772
 
 
Con l'immigrazione è aumentata la criminalità
,749
 
 
Leggi italiane troppo favorevoli
,736
-,324
Saremo ospiti a casa nostra
,708
-,248
Matrimoni d'interesse
,685
 
 
Pericoloso il diritto di voto
,673
-,313
Tante badanti creano disgregazione
,673
 
 
Troppi negozi di immigrati
,607
,436
Portano malattie pericolose
,599
-,270
Valori troppo diversi dai nostri
,517
 
 
Arricchimento culturale
-,303
,779
La diffusione dell'islam è occasione di dialogo
 
 
,759
Rinnovare la nostra società
 
 
,715
Aiutano a far conoscere l'Italia
 
 
,610
Gli immigrati svolgono lavori utili
-,211
,545
Le badanti hanno troppi doveri e pochi diritti
-,254
 
 
Ringiovaniscono la popolazione
 
 
,410
Contribuiscono alle pensioni future
 
 
,368
I poveri sono quasi tutti immigrati
 
 
,376

 

L’esistenza delle due dimensioni appare più nitida osservando il grafico dei factor loadings sulle due componenti estratte. Con l’unica eccezione della variabile relativa ai “troppi negozi di immigrati”, le altre variabili si addensano in due grappoli ben distinti e separati (graf. 3.3).
 
 
Il passo successivo è stata la sintesi delle informazioni in due indici che potessero essere messi in relazione con le altre variabili. Seguendo le indicazioni di Di Franco e Marradi (2003), abbiamo adottato una procedura di analisi fattoriale a due stadi: dopo aver individuato le due dimensioni principali, abbiamo applicato di nuovo l’analisi fattoriale, stavolta solo alle variabili rilevanti per ogni dimensione. In questo modo le dimensioni sono state affinate, eliminando gli indicatori che erano meno validi.
L’applicazione separata dell’analisi fattoriale alle variabili delle due dimensioni ha consentito la costruzione di due indici, denominati rispettivamente “minaccia” e “risorsa”.
Gli immigrati vengono ritenuti una minaccia soprattutto dalle persone che appartengono a classi sociali basse (“sottoproletariato”), mentre gli intervistati appartenenti alla piccola borghesia li reputano una risorsa.
L’andamento dei due indici è speculare se consideriamo la collocazione politica degli intervistati (tab. 3.6): andando dall’estrema sinistra alla destra si nota un tendenziale aumento dei valori dell’indice “minaccia”38 e un corrispettivo decremento dei valori dell’indice “risorsa”. Ovvero, gli immigrati vengono percepiti come una minaccia dagli intervistati che si collocano a destra, mentre sono visti come una risorsa da chi sta a sinistra.
 
tab. 3.6 – valori medi degli indici “minaccia” e “risorsa” per collocazione politica
Collocazione politica dell'intervistato
minaccia
risorsa
Estrema sinistra
-1,19
,87
Sinistra
-,74
,35
Centro-sinistra
,10
,08
Centro-destra
1,01
-,73
Destra
,68
-,77
Apolitico
-,66
,71

Il localismo sembra essere correlato, anche se non in maniera forte, con l’atteggiamento degli intervistati nei confronti degli immigrati: positivamente (+0,37) con chi ritiene gli immigrati un pericolo per la società; negativamente (-0,26) con chi valuta positivamente la loro presenza. Viceversa, non si segnalano associazioni significative con l’indice di status socio-economico.
Infine, si segnala una correlazione positiva (+0,38) tra l’indice “minaccia” e la stima dell’incidenza degli immigrati sulla popolazione umbra: chi teme gli immigrati tende a sovrastimarne l’incidenza.
Come accennato ad inizio di questa Relazione, l’esiguità del campione a nostra disposizione invita a valutare con cautela i risultati ottenuti. Eppure, gli spunti di interesse sono molteplici e possono costituire una solida base di partenza sulla quale impostare successivamente un eventuale ampliamento della ricerca.
In sostanza, sulla base dei dati fin qui illustrati, ci sembra legittimo ipotizzare il modello esplicativo sotto riportato. Esso comprende gli elementi, inclusi nella nostra rilevazione, che paiono influire maggiormente sull’accettazione degli immigrati da parte degli autoctoni.
 

4. Conclusioni e possibili sviluppi futuri
 
Alla luce di questi dati, emerge un campione di estrazione media, di istruzione medio-alta e con orientamenti politici prevalentemente progressisti. La successiva analisi bivariata ha mostrato come queste caratteristiche in parte spieghino perché gli intervistati si mostrino abbastanza tolleranti. In altri termini, un primo elemento interessante della ricerca è l’individuazione di alcune variabili che diversificano gli atteggiamenti degli autoctoni nei confronti degli immigrati.
Un altro risultato significativo è la sovra-rappresentazione dell’incidenza degli immigrati rispetto agli umbri; ciò probabilmente esprime le preoccupazioni sull’immigrazione, intesa come un fenomeno corposo, denso di conseguenze e di incognite.
Inoltre, non sembrano diffusi stereotipi xenofobi, anche se è assai frequente il timore che i flussi immigratori comportino, come effetti negativi, soprattutto l’incremento della criminalità.
Rispetto al primo progress, l’analisi multivariata ha aggiunto altri dati interessanti, facendo emergere alcune dimensioni rilevanti, per esempio la concezione degli immigrati come minaccia o risorsa; si tratta di dimensioni utili per comprendere meglio gli atteggiamenti degli intervistati nei confronti degli immigrati.
 
4.1 Suggerimenti e proposte per la costruzione del questionario
 
Un bilancio metodologico ci porta a ritenere, almeno in prima battuta, che le interviste siano state ben condotte e che il questionario, nel complesso, funzioni bene. In caso di un ulteriore sondaggio, potrebbe però essere interessante ampliare il set di variabili. Ciò consentirebbe di approfondire e articolare la comprensione non solo degli atteggiamenti degli intervistati verso gli immigrati, ma anche il loro universo valoriale di riferimento. Ad esempio, potrebbe rivelarsi utile inserire altre variabili per sondare l’apertura degli intervistati alla dimensione internazionale, la loro propensione alla “mondializzazione” o, viceversa, il loro livello di localismo. In particolare, per affinare la rilevazione di queste dimensioni, sarebbe molto efficace l’introduzione della batteria di identificazione territoriale, nella variante proposta da Marradi (1996). Questa batteria è composta da una serie di ambiti territoriali di riferimento (il quartiere, la città, la regione, la nazione, ecc.) rispetto ai quali gli intervistati devono dichiarare il proprio grado di vicinanza/appartenenza su una scala Likert o una scala Cantril.
Tuttavia, l’impiego non accorto di tecniche di scaling talvolta comporta varie distorsioni. Per tale ragione sarebbe utile dedicare abbastanza tempo per costruirle e per trovare la migliore definizione operativa.
Per questo motivo, una aggiunta interessante potrebbe essere il cosiddetto “gioco della torre”. A differenza della struttura a batteria di scale, essospinge gli intervistati a valutare l’intera stessa batteria e non un singolo ambito per volta; l’intervistato, cioè, deve considerare tutti gli ambiti territoriali prima di disporli lungo un continuum , partendo dall’ambito che ritiene più lontano fino a quello che sente a lui più vicino. In questo modo è possibile evitare l’insorgere di distorsioni, come il response set , causate dalla fretta o dalla routinizzazione (cfr. Marradi 1986; Pavsic e Pitrone 2003).
Contrapposto al localismo si colloca l’identità cosmopolita. Per rilevare la sua diffusione potremmo individuare indicatori su due dimensioni diverse: un indice di comportamento globale (che, accanto alle variabili già usate in questa ricerca, ne aggiunga altre: p. es. uso di internet, contatti con persone che vivono all’estero, etc.); il grado d’influenza sul contesto locale attribuito a vicende che accadono nel quadro internazionale. Altre ricerche (v. Diamanti e Ceccarini 2006) dimostrano l’utilità di tali indicatori, anche in vista della costruzione di una tipologia di soggetti aventi orientamenti diversi (“Globalizzati”; “Globali per forza”; “Deprivati”, “Inconsapevoli”; cfr. par. 4.2).
L’autoritarismo è un’altra dimensione concettuale che sarebbe interessante rilevare, poiché, come mostrato da molti studi, è connessa alla percezione che le persone hanno degli individui considerati – per qualche ragione – “diversi”. A tal fine, si potrebbe utilizzare la scala F di Adorno (1950), composta da una serie di affermazioni rispetto alle quali ogni intervistato deve dichiarare il proprio grado di accordo su una scala Likert. Sulla base delle risposte fornite, è possibile inferire il grado di autoritarismo di ogni intervistato. La versione della scala F che si potrebbe adottare dovrebbe però tener conto degli sviluppi della letteratura sul tema e anche delle nostre esperienze di ricerca. Infatti, la scala originale di Adorno contiene molte frasi anacronistiche, espresse in un linguaggio poco chiaro o riguardanti temi lontani dal mondo della vita degli intervistati. Altre frasi potrebbero essere ulteriormente cassate perché non strettamente attinenti ai nostri obiettivi cognitivi.
Rispetto alla scala originale potrebbe essere mantenuta, invece, la chiusura della Likert, che prevedeva sei possibili gradi di accordo, più la categoria “non so / non risponde”.
Oltre alle dimensioni succitate, si potrebbero individuare alcuni indicatori per rilevare il grado di incertezza verso il futuro e verso la “globalizzazione”, nonché per cercare le cause di tale atteggiamento. In una recente ricerca condotta a livello internazionale (ma uno dei campioni era proprio in Umbria: v. Addeo e Montesperelli 2007), è emerso come la società multiculturale e pluralistica ponga il problema del rapporto fra identità e differenza; e che tale problema costituisca un punto cruciale di confronto. Da quei dati pare che questo confronto sia spesso concepito come contrapposizione fra l’identità collettiva tradizionale e le culture “altre” immesse dai flussi immigratori.
Ulteriori indicatori potrebbero riguardare la cultura civica degli intervistati (p. es. universalismo/particolarismo, partecipazione/individualismo, etc.). La natura multidimensionale dei questi concetti richiederebbe un’analisi molto approfondita; solo così sarebbe possibile ottenerne una rappresentazione adeguata. Quest’obiettivo può essere precluso al ricercatore, se egli si limita a ricorrere ciecamente a domande dirette, che potrebbero talvolta produrre ambiguità semantiche e che comunque difficilmente riescono a scendere negli strati meno superficiali della soggettività. Per ovviare a questi limiti, si potrebbe introdurre nel questionario una innovativa proposta metodologica: le “storie”, ossia una tecnica di raccolta delle informazioni relativamente nuova e alternativa, concepita per indagare sui valori diffusi nella popolazione di una società contemporanea.
Questa tecnica è stata elaborata in modo autonomo e originale da Alberto Marradi; egli definisce la storia “un episodio costruito e presentato in modo da stimolare una reazione da parte dell'intervistato, inducendolo a prendere posizione sull'argomento e a rivelare così le sue opzioni di valore in modo più completo e meno sorvegliato di quanto fa di solito quando risponde a una domanda diretta” (2005, 29).
Ogni storia è costruita in modo da apparire molto vicina al mondo della vita quotidiana dell’intervistato: può essere ispirata ad un fatto realmente accaduto, oppure presentare un evento totalmente inventato. L’importante è che sia riconoscibile; ovvero gli intervistati devono percepire la storia come un evento che potrebbe davvero accadere nel contesto della loro realtà quotidiana. La costruzione narrativa della storia è fondamentale, poiché deve “consentire all’intervistato di ancorare la situazione, cioè di focalizzarne tutto ciò che è essenziale per esprimere correttamente il suo giudizio, e così manifestare il suo orientamento di valore” (Marradi, 2005, 31). Le “storie” mirano pertanto a rilevare la posizione degli intervistati su varie dimensioni valoriali, ognuna concepita come un continuum semanticamente definito agli estremi da coppie di concetti opposti. Nel questionario si potrebbero inserire alcune di queste storie, in particolare quelle attinenti alle dimensione particolarismo / universalismo. Infatti la “contrapposizione” fra localismo, culture tradizionali e culture “altre” (accennata poco sopra) potrebbe connettersi con tendenze latenti (neo-)particolariste.
 
4.2 Suggerimenti e proposte per l’analisi dei dati
 
Come abbiamo già affermato, per raccogliere dati più affidabili occorrerebbe innalzare la numerosità campionaria. Per agevolare il reperimento degli intervistandi, e per limitare le “cadute”, potrebbe essere opportuno un campionamento non probabilistico a scelta ragionata (cfr. Corbetta 1999, 343 ss.). In tal modo non si avrebbero vincoli rigidi sulla numerosità campionaria, che comunque dovrebbe essere congrua. Per ottenere un orientamento di massima sul livello di numerosità, potremmo calcolarlo come se il campione fosse probabilistico casuale semplice. In tal caso, considerando la popolazione con età superiore a 18 anni, con un margine di errore campionario del 3% (che è ottimo), ad una prima stima gli intervistati dovrebbero essere 1.065. Se invece si alzasse l’errore al 5% (che è sempre accettabile), gli intervistati scenderebbero a 384. Questi due dati varrebbero sia qualora l’ambito fosse la provincia di Perugia, sia qualora fosse l’intera regione dell’Umbria.
Il nostro campione, potrebbe essere ripartito per quote fisse o proporzionali, sulla base di alcune variabili (sesso, ambito territoriale, etc.) , ritenute utili a cogliere differenze fra sotto-campioni.
Per quanto riguarda invece l’elaborazione delle informazioni raccolte, una maggiore articolazione del questionario e – soprattutto – l’aumento degli intervistati consentirebbero l’adozione di tecniche sofisticate di analisi dei dati. I gruppi di variabili precedentemente individuati potrebbero comporsi in indici da usare come variabili indipendenti e da analizzare in rapporto con le opinioni degli intervistati verso gli immigrati, arricchendo molto il volume di informazioni raccolte.
Tra le possibili tecniche di analisi multivariata, si potrebbe vagliare la possibilità di applicare le seguenti:
a)   La regressione multipla , per controllare se e quali variabili influiscano su altre variabili, nonché quanto sia incisiva tale influenza. Nel nostro caso questa tecnica consentirebbe, ad esempio, di studiare quali variabili (età, livello di scolarizzazione, estrazione sociale, orientamento politico etc.) influenzino un determinato atteggiamento degli intervistati nei confronti degli immigrati.
b)   La multiple factor analysis , per individuare dimensioni nascoste, latenti, sottese alle risposte esplicite fornite dagli intervistati. Nelle pagine precedenti abbiamo fornito alcuni esempi di come può essere applicata. L’analisi fattoriale potrebbe essere utile anche a far emergere dimensioni valoriali impreviste (p. es.. di tipo autoritario versus tollerante nei confronti degli immigrati), modelli culturali e/o civici differenti, etc.
c)   La cluster analysis, utile ad aggregare gli intervistati in gruppi diversi, omogenei al proprio interno e dissimili rispetto agli altri gruppi.   Nel caso specifico della nostra ricerca, il risultato finale potrebbe essere la creazione di una tipologia di intervistati, costruita sulla base delle variabili individuate nel corso della ricerca (es. tipi di intervistati a seconda del localismo o della globalizzazione, o in base all’atteggiamento verso gli immigrati, etc.).
Qui di seguito riportiamo ulteriori informazioni, un po’ più tecniche, su queste procedure.
-   La regressione multipla : rappresenta una estensione della regressione bivariata al caso in cui le variabili indipendenti siano almeno due. Questa tecnica consente lo studio di una relazione fra le variabili indipendenti e una dipendente, con fini esplicativi (analizzare gli effetti delle variabili indipendenti sulla dipendente in funzione di un determinato modello di relazioni fra variabili) o predittivi (individuare una combinazione lineare di variabili per predire il valore assunto dalla variabile dipendente). Particolare attenzione andrebbe data all’analisi dei residui39 per tentare di individuare quali variabili, al di fuori di quelle considerate, possono esercitare un’influenza sulla variabile dipendente.
-   La multiple factor analyis (analisi fattoriale) applica « i procedimenti dell’algebra matriciale a una matrice di correlazione fra variabili cardinali, in modo da sintetizzare la varianza – e quindi l’informazione – dell’insieme delle variabili correlate in un più ristretto numero di vettori, detti componenti o fattori a seconda della tecnica applicata» (Di Franco – Marradi 2003, 9). Il ricercatore – attraverso l’analisi dei factor loadings40 – individua i grappoli di indicatori più vicini ad un fattore; dopodichè egli deve cercare di interpretare il significato che accomuna gli indicatori del primo grappolo e, in base a questo significato comune, deve attribuire al fattore un concetto e un termine, in quanto il fattore viene considerato una proprietà rappresentata da quegli indicatori. In altre parole, il ricercatore deve chiedersi di che cosa sono indicatori quelle variabili raggruppate in grappolo e quanto sia valido ciascun indicatore. Successivamente egli fa lo stesso per il secondo grappolo, per il terzo, e così via. Questa complessa procedura attribuisce anche un ordine ai fattori estratti. Il primo fattore è il più importante, quello che individua la dimensione più saliente, su cui i soggetti si differenziano maggiormente; mentre gli altri fattori sono sempre più residuali e difficili da interpretare. Il fine ultimo di questa tecnica è individuare quelle dimensioni latenti che organizzano le variabili coinvolte in una ricerca. Per ovviare ad alcuni limiti e vincoli tecnici insiti nell’applicazione classica dell’analisi fattoriale 41 – potrebbe essere percorsa una nuova strada, la “analisi delle componenti principali a due stadi”: per gli aspetti metodologici rinviamo a Di Franco e Marradi (2003, 221 ss.). In pratica, si tratta di una lunga procedura iterativa, volta a selezionare pochi grappoli di variabili molto meglio definiti; e quindi tesa ad individuare le relazioni più significative fra variabili e a produrre, così, una sintesi più raffinata delle informazioni. Il lettore avrà avuto modo di valutare le potenzialità dell’applicazione dell’analisi fattoriale nelle pagine precedenti.
-   La Cluster Analysis (analisi dei gruppi): con questa espressione42 si designa un’ampia e variegata famiglia di tecniche di analisi multivariata che hanno il comune obiettivo di “riduzione controllata e di sintesi delle informazioni disponibili finalizzato alla migliore rappresentazione dei fenomeni analizzati” (Di Franco, 1997, 76). In particolare, queste tecniche consentono di riunire i singoli casi (di solito intervistati) di una matrice in un numero ristretto di gruppi, minimizzando l’eterogeneità degli individui appartenenti ad un gruppo e massimizzando l’eterogeneità tra gruppi diversi. I criteri di omogeneità/eterogeneità sono solitamente definiti in base ad alcune variabili ritenute discriminanti dal ricercatore. L’applicazione di una cluster analysis prevede una serie di scelte fondamentali da parte del ricercatore:
-   scelta delle variabili da usare come criteri per la classificazione;
-   definizione di una funzione che calcoli il grado di similarità/diversità tra ogni singola coppia di casi sulle variabili scelte per la classificazione;
-   scelta di una funzione di partizione che suddivida i casi della matrice in gruppi;
-   interpretazione e valutazione della classificazione ottenuta;
Nella scelta delle variabili è necessario bilanciare esigenze di parsimonia, di rilevanza concettuale e di massimizzazione dell’informazione. Nulla vieta al ricercatore di usare nella cluster analysis tutte le variabili considerate nella ricerca, ma non sarebbe utile poiché le classificazioni risultanti sarebbero poco intelligibili e di non facile interpretazione. Per questo è prassi comune effettuare una cluster analysis dopo aver ridotto l’insieme delle variabili disponibili con altre tecniche multivariate, come l’analisi fattoriale, “ che permettono di individuare le dimensioni più rilevanti che sottostanno alle variabili presenti nella matrice dei dati, oppure dopo aver costruito degli indici combinando le variabili scelte secondo determinati criteri” (Di Franco, 1997, 77).
 
4.3 Funzioni della ricerca
 
I dati fin qui illustrati e quelli che si potrebbero raccogliere in futuro possono rivelarsi utili da vari punti di vista. Il primo riguarda la funzione eminentemente conoscitiva: i flussi immigratori e la loro integrazione più o meno realizzata in seno alla società locale costituiscono fenomeni abbastanza recenti che, quindi, richiedono un maggiore patrimonio di conoscenze.
In secondo luogo per la realizzazione e la legittimazione delle politiche d’intervento in questo ambito, le opinioni e gli atteggiamenti degli autoctoni rappresentano un riferimento indispensabile.
Infine, riuscire ad individuare le componenti della popolazione autoctona nelle quali gli immigrati sono più accettati e le componenti che invece presentano maggiori difficoltà può offrire alle istituzioni una mappa preziosa per meglio calibrare i propri interventi.

Riferimenti bibliografici:
 

Addeo, F., Montesperelli, P.
2007  Prima ora: prova di cittadinanza attiva (in corso di stampa).
 
Adorno, T. W. Et al.
1950  The Authoritarian Personality , New York, Harper & Row; trad. it. La personalità autoritaria , Milano, Comunità, 1973.
 
Aur
2004   Rapporto economico e sociale dell’Umbria. 2002-2003, Perugia, Aur.
 
Biorcio, R.
1993  L’analisi dei gruppi , Milano, FrancoAngeli.
 
Caritas/Migrantes
2004   Immigrazione. Dossier Statistica 2005, Roma, Idos.
 
Corbetta, P.
1999   Metodologia e tecniche della ricerca sociale, Bologna, Il Mulino.
 
Diamanti, I., Ceccarini, L.
2006  Il tramonto del localismo , in “Limes”, n. 2, pp. 21-34.
 
Di Franco, G.
1997   Tecniche e modelli di analisi multivariata dei dati, Roma, Seam.
 
Di Franco, G. e Marradi, A.
2003   Analisi fattoriale e analisi in componenti principali , Acireale-Roma, Bonanno.
 
Marradi, A.
1986   Concetti e metodo per la ricerca sociale, Firenze, La Giuntina.
2005   Raccontar storie. Un nuovo metodo per indagare sui valori, Roma, Carocci.
 
Pavsic, R. , Pitrone, C.
2003   Come conoscere opinioni e atteggiamenti, Acireale-Roma, Bonanno.

APPENDICE: IL QUESTIONARIO
 
 
Questa ricerca è promossa dalla Provincia di Perugia per raccogliere le opinioni dei cittadini sull’immigrazione.
La preghiamo di leggere attentamente ciascuna domanda e di rispondere con schiettezza. Se non vuole rispondere, riconsegni il questionario ma Le ricordiamo che il questionario è anonimo per garantire la riservatezza.
Le informazioni raccolte verranno usate solo per gli scopi scientifici della ricerca. I dati personali che La riguardano direttamente non verranno divulgati né ceduti ad altri.
 
LA RINGRAZIAMO MOLTO PER LA SUA INDISPENSABILE COLLABORAZIONE.
 

 
 
 

CONOSCE IMMIGRATI EXTRACOMUNITARI? (massimo 3 risposte)
q   Sì, li conosco personalmente
q   Sì, li conosco di sfuggita (per strada, al supermercato, ecc.)
q   Sì, li conosco ma indirettamente (altri me ne parlano, ho alcune notizie dalla TV…)
q   No
 
 
DI SOLITO FREQUENTA IMMIGRATI EXTRACOMUNITARI? (rispondere ad ogni riga)
 
 
 
No, non ne ho / non li conosco
Quasi mai
Qualche volta al mese
Qualche volta alla settimana
Qualche volta al giorno
 
Parenti, familiari immigrati
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Amici immigrati
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Colleghi / dipendenti immigrati
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Vicini di casa immigrati
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Conoscenti immigrati
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 

 

COME E’ IL SUO RAPPORTO CON GLI IMMIGRATI? DIA UN PUNTO DA 0 A 10, UN PO’ COME SI FACEVA A SCUOLA. “0” VUOL DIRE CHE IL RAPPORTO E’ PESSIMO; “10” CHE IL RAPPORTO E’ OTTIMO. NATURALMENTE PUO’ USARE ANCHE QUALUNQUE PUNTO INTERMEDIO. (rispondere ad ogni riga)
 
 
non ne ho / non li conosco
PUNTEGGI
(da attribuire solo se R conosce gli immigrati)
Parenti, familiari immigrati
 
                                           
Amici immigrati
 
                                           
Colleghi / dipendenti immigrati
                                           
 
Vicini di casa immigrati
 
 
 
 
                                         
 
Conoscenti immigrati
 
 
 
 
                                         
 
Immigrati che incontro di sfuggita (strada, supermercati…)
 
 
 
 
                                         
 
Altro (specificare)…………………………..
 
………………………………… …………………
 
 
                                         

SECONDO LEI, SU 100 PERSONE CHE OGGI STANNO IN UMBRIA, QUANTI SONO GLI IMMIGRATI EXTRACOMUNITARI?
NON LE CHIEDIAMO UNA CONOSCENZA ESATTA, VORREMMO SOLO UNA SUA VALUTAZIONE APPROSSIMATIVA.
 
Su 100 presenti in Umbria, gli immigrati extracomunitari costituiscono circa il …………%
non lo so
 
SECONDO LEI, SEMPRE IN UMBRIA, SU 100 IMMIGRATI QUANTI SONO GLI IMMIGRATI IRREGOLARI E CLANDESTINI?
ANCHE QUI NON LE CHIEDIAMO UNA CONOSCENZA ESATTA, VORREMMO SOLO UNA SUA VALUTAZIONE APPROSSIMATIVA.
 
Su 100 immigrati in Umbria, gli irregolari o clandestini costituiscono circa il …………%
non lo so
 

UN’ULTIMA SUA VALUTAZIONE: SECONDO LEI, FRA TUTTI GLI IMMIGRATI EXTRACOMUNITARI IN UMBRIA, QUALI SONO LE NAZIONALITA’ PIU’ DIFFUSE?
NE INDICHI 3, IN ORDINE, A PARTIRE DALLA PIU’ DIFFUSA
 
1° ………………………………… ………………
 
2° ………………………………… ………………
 
3°……………………………… ………………….
 
non lo so
 
 
GLI ENTI LOCALI (COMUNE, PROVINCIA, etc.) COMPIONO ALCUNI INTERVENTI A FAVORE DEGLI IMMIGRATI. ORA LE ELENCHIAMO ALCUNI SETTORI D’INTERVENTO. PER CIASCUN SETTORE CI DIA UNA SUA VALUTAZIONE CON UN PUNTEGGIO DA 0 A 10, UN PO’ COME SI FACEVA A SCUOLA.
“0” VUOL DIRE CHE E’ ESTREMAMENTE NEGATIVO IL SUO GIUDIZIO SUGLI INTERVENTI DEGLI ENTI LOCALI A FAVORE DEGLI IMMIGRATI; “10” VUO DIRE CHE IL SUO GIUDIZIO E’ MOLTO POSITIVO . NATURALMENTE PUO’ USARE ANCHE QUALUNQUE PUNTO INTERMEDIO. (rispondere ad ogni riga)
 
INTERVENTI DEGLI ENTI LOCALI PER GLI IMMIGRATI  
GIUDIZIO DI R
 
 
Non li conosco
 
Case agli immigrati
 
                                                     
Lavoro (trovare lavoro agli immigrati)
 
                                                      
Scuola (integrazione immigrati)
                                                     
 
Assistenza socio-sanitaria
 
 
 
 
 
                                                   

 
CONOSCE GLI SPORTELLI PER L’IMMIGRAZIONE?
No

Sì, ne ho sentito parlare
Sì, li conosco abbastanza bene
 
COME GIUDICA LA LORO ATTIVITA’
q   Molto positiva
q   Abbastanza positiva
q   Poco positiva
q   Per nulla positiva
 
ORA LE ELENCHIAMO ALCUNE FRASI CHE SI SENTONO IN GIRO. PER CIASCUNA FRASE DOVRA’ DIRCI QUANTO LEI E’ D’ACCORDO. ANCHE QUI USI UN PUNTEGGIO DA 0 A 10. “0” VUOL DIRE MASSIMO DISACCORDO, “10” MASSIMO ACCORDO. NATURALMENTE PUO’ USARE ANCHE QUALUNQUE PUNTO INTERMEDIO. (rispondere ad ogni riga)
 
 
GRADO DI ACCORDO DI R
 
Gli enti locali pensano troppo agli immigrati
 
 
                                                   
Gli immigrati fanno lavori utili che gli italiani invece non vogliono fare
 
 
                                                   
Le leggi italiane sono troppo favorevoli agli immigrati
 
 
                                                   
Spesso quando un’immigrata sposa un italiano è un matrimonio d’interesse
 
 
                                                   
Gli immigrati aiutano a far conoscere l’Italia nel mondo
 
 
                                                   
Ci sono troppi negozi tenuti da immigrati
 
 
                                                   
Gli immigrati portano il terrorismo in Italia
 
 
                                                   
I poveri in Umbria sono quasi tutti immigrati
 
 
                                                   
Prima bisogna aiutare gli italiani poveri e solo dopo gli immigrati poveri
 
 
                                                   
La diffusione in Umbria degli islamici è una buona occasione per il dialogo fra
Religioni
 
 
                                                   
Tante badanti entrano nelle nostre famiglie e creano disgregazione
  
 
 
                                                   
L’immigrazione è utile per rinnovare la nostra società
 
 
                                                   
Pian piano gli immigrati si prendono le vie, le piazze, i quartieri delle nostre città
 
 
                                                   
Gli immigrati hanno valori troppo diversi dai nostri
 
 
                                                   
Da quando è aumentata l’immigrazione, è aumentata anche la criminalità (droga, prostituzione…)
 
 
                                                   
Gli immigrati contribuiscono all’arricchimento culturale del nostro Paese
 
 
                                                   
E’ pericoloso dare agli immigrati il diritto di voto nelle elezioni amministrative
 
 
                                                   
Gli immigrati portano malattie pericolose
 
 
                                                   
Gli immigrati sono utili perché fanno molti figli e così ringiovaniscono la popolazione italiana
 
 
 
                                                   
Solo grazie ai contributi versati oggi dagli immigrati, si potranno pagare in futuro le pensioni agli italiani
 
 
                                                   
Fra un po’ di tempo saremo ospiti a casa nostra
 
 
                                                   
Le badanti hanno troppi doveri e pochi diritti
 
                                                   

 
IN QUEST’ULTIMA PARTE DEL QUESTIONARIO, VORREMMO AVERE QUALCHE INFORMAZIONE SU DI LEI.
 
SESSO
q   Maschio
q   Femmina
 
ETÀ (in anni): ………………..
 

NAZIONALITA’
q   Italiana
q   Non italiana
 
A QUALE TITOLO DI STUDIO LEI E’ ARRIVATO?
q   Nessuno
q   Licenza elementare
q   Diploma Scuola Media Inferiore
q   Diploma Scuola Media Superiore
q   Laurea o post-laurea (specializzazione, dottorato…)
Altro (specificare): ………………………………… ………………………………… ……..
 
 
QUALE E’ LA SUA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE? (una sola risposta)
q   Occupato a tempo indeterminato
q   Occupato a tempo determinato
q   Disoccupato o inoccupato
q   Studente
q   Pensionato
q   Casalinga
 
q   E’ MAI STATO ALL’ESTERO? (massimo 3 risposte)
q   Sì, per lavoro
q   Sì, per studio
q   Sì, per turismo
q   No, mai
 
AL RISTORANTE O A CASA, LE PIACE MANGIARE PIATTI DI PAESI STRANIERI?
q   Sì, molto
q   Sì, abbastanza
q   No, non molto
q   No per niente
 
ALCUNI ITALIANI CONOSCONO MOLTO BENE UNA LINGUA STRANIERA; MA SI DICE ANCHE CHE NOI ITALIANI DI SOLITO NON CONOSCIAMO BENE ALTRE LINGUE.
LEI E’ IN GRADO DI CONVERSARE IN LINGUA STRANIERA?
q   Sì, molto bene
q   Sì, abbastanza
q   Poco
q   Per nulla
 
 

L’INTERVISTA E’ FINITA. LA RINGRAZIO MOLTO PER LA SUA PAZIENZA E PER L’INDISPENSABILE COLLABORAZIONE.
PER L’INTERVISTATORE
 

Prima di suonare il campanello, registrare se il quartiere dove si trova l’abitazione dell’intervistato è in:
q   pieno centro, zona alto-borghese
q   pieno centro, zona piccolo-borghese
q   pieno centro, zona popolare
q   medio centro, zona alto-borghese
q   medio centro, zona piccolo-borghese
q   medio centro, zona popolare
q   periferia (o sobborghi), zona residenziale
q   periferia (o sobborghi), zona piccolo-borghese
q   periferia (o sobborghi), zona popolare
q   campagna, case sparse
 
Prima di suonare il campanello, registrare la sua valutazione sul tipo di caseggiato:
q   villa monofamiliare
q   palazzina da 2 a 6 appartamenti di tipo lusso
q   palazzina da 2 a 6 appartamenti di tipo medio-popolare
q   condominio di tipo lusso
q   condominio di tipo medio
q   condominio di tipo popolare
q   casa colonica
altro: ………………………………… ………………………………… ……………..
 
Dopo essersi congedato, registrare qual è, a suo avviso, lo status dell’intervistato (tenendo conto dell’arredamento, degli oggetti di consumo durevole, del livello culturale, etc.)
q   Sottoproletario
q   Contadino
q   Operaio
q   Operaio agiato
q   Piccolo borghese
q   Medio borghese
q   Alto borghese
Altro:……………………………… ………………………………… ……………
 
Registrare qual è, a suo avviso, la posizione politica dell’intervistato:
q   Estrema sinistra (Rifondazione, PdCI, anarchico, marxista)
q   Sinistra (DS, Verdi)
q   Centro-sinistra (Margherita, Rosa nel pugno, Italia dei Valori)
q   Centro-Destra (CDU)
q   Destra (Forza Italia)
q   Estrema destra (Alleanza Nazionale, gruppi a destra di AN)
q   Apolitico, di difficile collocazione
q   Non mi è stato possibile classificarlo

Registrare come ha reagito l’intervistato all’intervista:
q   Entusiasta, contento di poter dire la sua
q   Cooperativo, cortese, tollerante, paziente
q   Indifferente, frettoloso, annoiato
q   Seccato, polemico
 
 
Mese………… giorno ……….. dell’intervista
 
Durata dell’intervista (in minuti): ……………………
 
 
Nome cognome dell’intervistatore (IN STAMPATELLO):
 
………………………………… ………………………………… …………………………………
 

 
 
 
 
 
Abbiamo ripreso e integrato il 1° progress per offrire un set completo di dati e commenti, facilitando così la lettura completa dei risultati.
Infatti

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