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Intervento del Dr.Alessandro Vestrelli,
responsabile della Sezione Immigrazione, Protezione umanitaria, Diritto d’asilo, Relazioni Internazionali presso la Presidenza della Giunta Regionale dell’Umbria .
 
Gli immigrati stanno diventando una componente stabile e sempre più importante della società italiana ed umbra in particolare.
 
Il contesto nazionale.
In Italia nel 2005 gli immigrati regolari hanno superato di poco i 3 milioni (3.035.144 secondo il Dossier Statistico Caritas/Migrantes 2006); provengono da 191 paesi e sono il 5,2 % dei residenti complessivi . Oltre il 30% risiede stabilmente da più di cinque anni. Agli oltre tre milioni si aggiunge una vasta area di irregolari che vive nel sommerso, le stime variano tra i 540mila (Fondazione Ismu 2005) e gli 800mila (Eurispes, 2005).
Per le politiche di integrazione degli immigrati l’Ordinamento affida un ruolo decisivo alle Regioni e alle Autonomie Locali e individua le risorse operative da utilizzare nella promozione della programmazione, della collaborazione interistituzionale, della concertazione, della partecipazione democratica e della sussidiarietà sociale, in virtù della quale il volontariato, l’associazionismo, compreso quello degli stessi immigrati, ed il terzo settore hanno sviluppato in questi anni un grande impegno di rappresentanza e tutela.
In un recente documento congiunto indirizzato al Governo le Regioni, l’ANCI e l’UPI, sottolineano comunque la necessità di maggiori risorse finanziarie per “gestire ed incrementare efficaci politiche di integrazione sociale”.
Laddove vi sono condizioni favorevoli per l’inserimento lavorativo e vengono valorizzate queste risorse i processi di inserimento e di coesione danno i risultati migliori.
La realtà ci presenta quindi una molteplicità di vissuti e di condizioni, con significative differenze a seconda delle provenienze, e accredita il governo dei fenomeni migratori come una delle sfide cruciali del mondo contemporaneo.
Una caratteristica importante è data dal cosiddetto policentrismo della immigrazione italiana, cioè dalla presenza di molte nazionalità diverse e ciò aumenta la complessità dei problemi da gestire ma anche la ricchezza a disposizione per un adeguato progetto di convivenza.
Con la “stabilizzazione”  l’iniziale bisogno di accoglienza si è trasformato in una domanda di piena integrazione. E sono chiari indicatori di stabilizzazione : l’aumento dei ricongiungimenti familiari, dei nuovi nati in Italia (ormai  9 neonati su cento hanno un genitore straniero), degli alunni stranieri nelle scuole, dell’acquisto di immobili da parte di immigrati (il 12% delle case vendute è acquistata da uno straniero-Fonte Ance, 2005). E ancora: 1 milione e 450mila sono i conti correnti bancari intestati a cittadini stranieri (Fonte ABI-Cespi, 2005), 5 sono i miliardi impegnati per contrarre mutui (Dossier Immigrazione Caritas Migrantes, 2005), a 5 miliardi ammontano le rimesse inviate ai paesi d’origine (Fonte ABI-Cespi, ottobre 2005).
E’ indubbio come diversi stili di vita, valori, credenze acquisiscano una grande rilevanza nei processi di accesso ed utilizzo dei servizi e comportino la necessità di un loro potenziamento ed adeguamento ai bisogni della nuova utenza.
Fin dalla prima fase migratoria gli enti territoriali si sono trovati in prima linea a fronteggiare l’emergenza garantendo , per esempio, l’accesso alle cure essenziali quando la legislazione nazionale non prevedeva disposizioni in materia, predisponendo strutture di accoglienza, sostenendo interventi nelle scuole adatti a gestire contesti sempre più multiculturali.
A partire dalla seconda metà degli anni’90 del secolo scorso questa sorta di “supplenza” diffusa si è venuta istituzionalizzando dando così origine ad un modello di “governance” articolato su una rete multilivello.
 
La realtà umbra.
Nel 2005 gli stranieri regolarmente soggiornanti in Umbria erano 62.141 (7,2 % ), una percentuale superiore alle medie italiana ed europea.
49.989 dei suddetti vivevano in Provincia di Perugia e 12.152 in quella di Terni.
Le comunità più numerose in Provincia di Perugia : quella albanese
( 7mila 254 persone), seguita dalla marocchina (5.035) e dalla romena (4.093). In provincia di Terni: al primo posto la comunità romena (2.135 presenze), seguita da quella albanese (1.914).
Il 59,4 per cento degli immigrati presenti aveva un soggiorno per lavoro dipendente, il 3,4 per cento per lavoro autonomo, il 25,4 per cento per motivi familiari.
Molto elevata la incidenza di alunni stranieri nella regione secondo i dati più recenti elaborati, nel febbraio 2007, dall’Ufficio Scolastico Regionale: 10.64 % (11.670 su una popolazione scolastica totale di  109.690 unità). L’anno precedente erano il 9,39% (10.393 su una popolazione scolastica totale di 110.684 unità).
L’Umbria , al primo posto nella classifica nazionale delle regioni con maggior numero di alunni stranieri nelle scuole dell’infanzia (13.26%), è stata, quindi, segnata da un profondo cambiamento, caratterizzato da un consistente incremento della presenza immigrata, con una sua conseguente diffusione su tutto il territorio.
L’inserimento lavorativo (*)
Da oltre tre decenni la popolazione residente umbra registra saldi naturali negativi ed il suo incremento è prodotto esclusivamente dall’immigrazione. La bassa natalità ha fatto sì che il numero degli autoctoni in ingresso nella fase lavorativa non risulti sufficiente neanche a coprirne le uscite generazionali.  Stando alle previsioni demografiche, nei prossimi anni l’età media delle persone continuerà ad aumentare e il divario tra le classi d’età in ingresso e quelle in uscita tenderà ulteriormente ad ampliarsi con conseguente aumento , salvo drastiche riduzioni della produzione, del fabbisogno di manodopera esterna.
Ma oltrechè dell’andamento demografico, il rilevante fabbisogno di immigrazione è la conseguenza dell’elevato squilibrio esistente tra qualifiche ricercate dalla domanda e qualifiche, o titoli di studio, posseduti dall’offerta. Tutto ciò, da un lato, rende più difficoltosa la riduzione della disoccupazione, dall’altro, alimenta flussi di manodopera immigrata più disposta a ricoprire quelle mansioni, anche qualificate, non appetite dall’offerta autoctona.
Già oggi la manodopera immigrata ha superato quota 7% dell’occupazione regionale, come risulta dai permessi di soggiorno per
 
(*) Fonte: Agenzia Umbria lavoro, si ringrazia il Dott. Paolo Sereni per la collaborazione.
motivi di lavoro (quasi 26.000 permessi di soggiorno per lavoro autonomo o dipendente), risultando, al tempo stesso, meno esposta al fenomeno della disoccupazione (3% circa della forza lavoro).
Ma il dato che maggiormente delinea il ruolo attuale dell’immigrazione nel mercato del lavoro umbro è quello concernente gli ingressi nell’occupazione: da anni circa il 20% di essi riguarda stranieri, mentre un 13-14% interessa manodopera italiana proveniente da altre regioni (Lazio, Toscana e soprattutto Campania).
Sul dato incide, ovviamente, il maggior utilizzo di manodopera extracomunitaria in impieghi di breve durata e quindi soggetti ad un maggiore turnover. Va anche rilevata una lieve flessione nel 2006 rispetto al biennio precedente (19,2% extracomunitari a fronte del 20,5% del 2005; considerando anche i comunitari la quota degli stranieri è del 20,9% a fronte del 21,7% del 2005) i cui dati contenevano, però, anche alcune regolarizzazioni ai sensi della Bossi – Fini. Non si può, tuttavia, non ricordare che nel 2001 la quota della domanda soddisfatta da immigrati non raggiungeva il 15%. Dal confronto con le altre regioni - reso possibile dai dati Inail sulle denunce di assunzione - emerge che l’Umbria nel nuovo millennio è tra le regioni in cui la manodopera straniera assume un ruolo più rilevante. Infatti nel 2006, ed in linea con gli anni precedenti, solo Trentino, Veneto, Friuli, Lombardia ed Emilia Romagna hanno fatto registrare quote superiori di domanda soddisfatta con immigrati. Dalla stessa fonte emerge anche che il ruolo determinante degli immigrati non si deve solo al turnover in quanto l’incidenza della componente straniera sulla domanda aggiuntiva (ossia sui posti creati) risulta superiore (24,5%) rispetto a quella che si ha nella domanda complessiva, ossia nelle assunzioni (20,5%). Anche dall’analisi dei posti di lavoro aggiuntivi evidenziati dall’ISTAT emerge il ruolo centrale dell’immigrazione . Nel periodo di programmazione comunitaria 2000-2006 sono stati creati nella nostra regione 31.000 posti aggiuntivi: a fronte di essi la disoccupazione si è ridotta di 10.000 unità con un aumento d elle forze di lavoro. Quest’ultimo è però la conseguenza dell’afflusso di forze di lavoro immigrate e non di una maggiore partecipazione attiva della popolazione autoctona .
E’ chiaro che in una realtà come quella umbra, dove il turnover è assai elevato, il susseguirsi di ingressi ed uscite dall’occupazione fa sì che, sia per la manodopera autoctona sia per quella immigrata, i periodi di lavoro risultino contenuti ed intervallati da periodi di non lavoro, anch’essi, fortunatamente, piuttosto brevi o da periodi di lavoro non regolare.
Per ora il lavoro immigrato è ancora impiegato principalmente in  professioni a bassa qualificazione . In alcune di esse, come emerge dall’analisi che sarà contenuta nel prossimo Rapporto annuale realizzato dall’AUL sul mercato del lavoro in Umbria per il 2006, i lavoratori immigrati svolgono ormai un ruolo fondamentale ed insostituibile ma la loro presenza aumenta, anno dopo anno, anche in mansioni superiori.
Tra le professioni con un’incidenza oltre la media figurano, pertanto, soprattutto quelle non qualificate (collaboratori domestici, lavoratori forestali, personale non qualificato nei servizi ricreativi e culturali, addetti alle pulizie, manovali edili, facchini), ma anche alcune qualifiche quali muratore, saldatore, biancherista, operatore di macchine per le confezioni. Gli stranieri hanno soddisfatto anche oltre un quinto della domanda di manovali e altro personale non qualificato nell’industria, di autisti, di esercenti e addetti alla preparazione di cibi, di montatori di carpenteria metallica, di meccanici artigianali e circa un sesto di attrezzisti e manovali all’assemblaggio meccanico, di operatori di macchine utensili autonome e semi autonome industriali. A livello di settori produttivi la massima incidenza di assunzioni di non comunitari si registra nel comparto delle attività svolte da famiglie e convivenze (l’83,3%) seguito da quello delle costruzioni (33,6%) e dal settore agricolo (31,4%).
Nonostante negli ultimi anni l’incremento delle assunzioni sia stato molto più significativo per le donne, la quota degli avviamenti maschili continua ad essere prevalente; l’incidenza di assunzioni di immigrati uomini (21,5% stranieri) rimane pertanto più elevata rispetto a quella di donne (16,3%).
I paesi di provenienza dei lavoratori stranieri avviati in regione sono oltre cento, a testimonianza dell’incredibile livello di globalizzazione ormai raggiunto dal mercato del lavoro italiano. Oltre il 46% degli avviamenti registrati nel 2006 riguarda, però, lavoratori provenienti da tre paesi: Albania (16,5%), Marocco (15,4%), Romania (14,1%); seguono nell’ordine macedoni, ucraini, ecuadoriani, moldavi, slavi, tunisini e peruviani con un’incidenza tra il 9,1% ed il 2,3%. Per le donne la presenza di nazionalità dell’Europa dell’Est è sensibilmente superiore mentre per gli uomini è forte la presenza di nazionalità mediterranee.
Il peso che i cittadini stranieri hanno nella domanda risulta assai superiore rispetto a quello che gli stessi hanno nella disoccupazione regionale. I cittadini stranieri alla ricerca di una occupazione iscritti presso i Centri per l’impiego alla fine del 2006 erano 6.746, pari al 13,1% del totale degli iscritti, in aumento rispetto al passato. Di essi 6.043 erano non comunitari. Le nazionalità più rappresentate: quella albanese (16,2%) seguita dalla marocchina (14,4%) - la più numerosa fino al 2003 - rumena (11,1%), Ucraina (5,4%) ed ecuadoregna (5,2%). Anche nelle iscrizioni, come nelle assunzioni, la presenza femminile risulta più contenuta (12,6% a fronte di un 14% di iscritti uomini). La presenza femminile è sensibilmente più contenuta tra gli iscritti non comunitari rispetto ai comunitari.
Un altro fenomeno di grande interesse è la crescente propensione degli immigrati a mettersi in proprio, a fare impresa.

Da fonte Unioncamere Perugia rileviamo i seguenti dati complessivi (2003) di imprese che sono a titolarità di immigrati e/o che hanno nella compagine societaria soci immigrati.

Italia 237.117 ; Umbria 3.455
La proposta di legge regionale “Interventi per il sostegno e la qualificazione dell’attività di assistenza familiare domiciliare” parte da questi dati:
in Umbria su una popolazione totale di 848.022 unità gli anziani rappresentano il 23,2% della popolazione , il 7,4% dei quali non autosufficienti. Una previsione della popolazione al 2010 vede un incremento del 5,3% della popolazione anziana e del 16% di anziani non autosufficienti.
Alcuni estratti dalla relazione :“A differenza dei Paesi del Nord Europa, l’Italia ha trovato, nei fatti, una soluzione per l’assistenza agli anziani ed alle famiglie che avrebbe bisogno di essere rinforzata a livello di collocamento, di formazione professionale, di incentivazione imprenditoriale e anche di sostegno fiscale”. (Proposta di legge, Atto n.592 ,  19.10.2006).
 
Il pluralismo religioso.
Le migrazioni sono un fattore di globalizzazione anche religiosa , non nel senso di una ibridazione delle diverse religioni ma di una loro co-presenza in un medesimo contesto. Oggi una componente significativa della popolazione presente nel nostro territorio proviene da altre tradizioni culturali, una parte degli stessi cittadini italiani professa una religione diversa da quella cattolica ed accanto alle confessioni e comunità tradizionali si sviluppano nuove confessioni e nuove comunità. Anche l’Umbria non è più, se lo è mai stata davvero, una entità monoculturale e monoreligiosa. Tra gli stranieri presenti in Umbria si calcola che, alla fine del 2005, vi fossero: cristiani (54,0%), musulmani (33,2%), ebrei (0,3), induisti (1,1), buddisti(0,9), animisti (0,9), altri (9,6). Dei cristiani il 22,6 % erano cattolici, il 27,0% ortodossi, il 4,2% protestanti, altri cristiani (0,8) . Sul versante culturale, in un periodo in cui aumentano i rischi di deriva verso uno “scontro delle civiltà”, sempre più decisiva si rivela la sfida relativa al come creare società inclusive e differenziate dal punto di vista culturale e cresce, pertanto, la importanza della educazione interculturale, da affiancare alle azioni c ontro la esclusione e la discriminazione economica e sociale.
Normativa e programmazione in Umbria.
L’esperienza umbra di governo dei fenomeni migratori è stata caratterizzata da scelte notevolmente anticipatorie della normativa nazionale: basti ricordare quelle, risalenti agli anni 1988/89, di equiparare i cittadini non comunitari agli italiani nei campi della edilizia residenziale pubblica e della tutela sociale/sanitaria.
Con la approvazione, nel 1990, della L.R.n.18/90 “Interventi a favore degli immigrati extracomunitari”, sono state delineate le strategie per il futuro della società regionale , ponendo al centro i diritti, la partecipazione, la tematica interculturale e delineando un ampio ventaglio di “azioni positive” tese a rendere effettivo il riconoscimento dei diritti medesimi.
La legge regionale n.18/90 (al bando relativo alla programmazione annuale è data pubblicità, via Internet, sul sito ufficiale della regione) ha stimolato, nel corso degli anni, un dibattito diffuso sulla immigrazione ed una progettazione trasparente e democratica “dal basso” , che vede tuttora protagoniste le diverse articolazioni della società civile ed istituzionali, soprattutto le scuole.
Siamo arrivati, nel 2006, al diciassettesimo Programma , con il quale viene offerto sostegno alla realizzazione di 162 progetti, interventi diretti, in collaborazione o promossi e gestiti da diversi soggetti (enti locali, scuole, organizzazioni non governative, cooperative sociali, Caritas ed altre associazioni no profit), per un budget totale di quasi 465 mila euro.
Tutto questo testimonia la esistenza, anche in Umbria, di un modello di “governance multilivello”, la volontà diffusa di aprirsi al confronto e favorire la integrazione, la vivacità ed il dinamismo della società civile locale.
Un’altra novità di rilievo è stata la approvazione della L.R. 3/97: “Riorganizzazione della rete di protezione sociale regionale e riordino delle funzioni socio assistenziali”, di impianto molto innovativo e la conseguente adozione del “Piano sociale regionale”.
Con il Piano si è aperto nella Regione un processo di riorganizzazione dei servizi sociali che interessa le diverse aree di welfare ivi indicate e si è cercato di porsi in un’ottica di trasformazione e ridefinizione di tutti i servizi per adeguarli alle esigenze della nuova utenza immigrata.
L’approvazione, accanto ai programmi annuali previsti e finanziati dalla L.R. 18/90, di 8 programmi per l’utilizzazione delle risorse recate dal Testo Unico dell’immigrazione, ha segnato il passaggio ad una programmazione territoriale integrata, imperniata sul livello comprensoriale (territorio regionale suddiviso in 12 Ambiti territoriali coincidenti con i Distretti socio-sanitari) e sull’esaltazione del ruolo dei comuni, che sono invitati comunque a coinvolgere nella programmazione altri soggetti locali pubblici e del privato sociale.
Ciascun Programma annuale ex D.Lgs.n.286/98 è co-finanziato.
L’80% dei fondi di provenienza statale sono riservati ai dodici ambiti territoriali, i quali sono impegnati ad aggiungervi ulteriori risorse provenienti dalla L.R.n.3/97 come co-finanziamento dei Piani territoriali di intervento.
Il 20% delle risorse suddette è destinato a progetti sovra ambito.
Tra i più recenti e significativi progetti “sovra ambito”:
-   il progetto “Immigrazione in rete: comunicare per integrare” con sito web dedicato www.immigrazioneinumbria.it (frutto della sinergia tra le due Provincie, la Regione ed i 12 Ambiti territoriali);
-   una azione congiunta regione–province per favorire il possesso da parte di immigrati di patenti in regola con le norme italiane, azione con ricadute positive sia in termini di inserimento lavorativo che di sicurezza della viabilità e di rispetto delle regole di convivenza;
-   la firma di un Protocollo di intesa tra la Regione Umbria e la Questura di Perugia per la organizzazione, con CIDIS ALISEI, a Perugia, di tre seminari sulle tematiche della convivenza multietnica, della educazione alla legalità, della applicazione della nuova normativa sulla immigrazione. Assumere piena consapevolezza delle opportunità e dei problemi connessi alla crescente multietnicità delle società contemporanee, agevolare l’esercizio dei nuovi diritti di cittadinanza e contribuire alla tutela del bene “sicurezza” puntando sulla educazione alla legalità: queste le finalità del Protocollo suddetto.
Con il secondo Seminario in particolare si è inteso contribuire a promuovere presso gli immigrati una cultura dei valori civili, sì da accelerare il loro processo di inclusione nella società di approdo.
Su “Società e legalità” è intervenuto il Consigliere di Cassazione Fausto Cardella, mentre l’Avvocato Antonietta Confalonieri ed il Dirigente della Squadra Mobile della Questura di Perugia hanno approfondito la scottante questione della tratta femminile. Il Giudice Giovanni Rossi ha affrontato i problemi dell’inserimento sociale dei minori a rischio di marginalità e devianza.
- il sostegno alla pubblicazione del libro : “Pluralità delle culture e pluralismo religioso” che raccoglie i saggi presentati e discussi in un Convegno organizzato a Perugia dall’Istituto Giancarlo Conestabile della Staffa e Luigi Piastrelli e dalla Regione Umbria per attualizzare lo spirito del grande incontro interreligioso di Assisi del 1986 .
Educarci alla convivenza ed al rispetto della diversità è uno dei compiti che ci assegna il presente. Ogni individuo che impara a confrontarsi con la diversità di cui l’altro è portatore, senza rinunciare alla propria identità, in una prospettiva di arricchimento reciproco, rappresenta un investimento prezioso in termini di qualità della società di domani.
“L’obiettivo della iniziativa – fu sottolineato a suo tempo dagli organizzatori del convegno - è quello di esplorare le prospettive di dialogo fra culture e religioni diverse, che spesso rivelano le loro mistiche altezze ma, purtroppo, anche le loro derive fondamentaliste. Le religioni oggi sono chiamate ad un incontro che si trasformi in scelte coraggiose di pace”.
“Nell’attuale transizione storica verso un nuovo rapporto delle civiltà – è scritto nella prefazione al volume – lo sviluppo del dialogo tra le culture e le religioni non è più soltanto una esigenza etica ma il presupposto irrinunciabile per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’umanità, l’unica alternativa realistica al vortice del terrore”. Nella recente programmazione regionale ai sensi del D.Lgs.n.286/98 è sottolineato come in un periodo in cui aumentano i rischi di una deriva verso lo scontro delle civiltà , sempre più decisiva si riveli la sfida relativa alla creazione di società inclusive e differenziate dal punto di vista culturale e cresca la importanza della educazione interculturale, da affiancare ad azioni contro la esclusione e la discriminazione economica e sociale”.
Il libro è pubblicato da L’Altrapagina, una cooperativa editoriale indipendente espressione di quella società civile umbra che è da tempo fortemente impegnata nel testimoniare che “un altro mondo è possibile“ .
- l’organizzazione , a Perugia il 25/05/2006, in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale, del Convegno “La scuola che cambia - alunni da tutto il mondo in Umbria”.
- la distribuzione di un volumetto in edizione personalizzata contenente i primi 54 articoli della Costituzione italiana in 10 lingue (italiana, inglese, francese, tedesca, spagnola, albanese, araba, cinese, romena, ed ucraina ) per promuovere presso gli immigrati una cultura condivisa dei valori costituzionali ;
- un progetto formativo nazionale sulle misure di integrazione rivolte ai richiedenti asilo e rifugiati , promosso da ANCI Umbria, Anci Nazionale e sostenuto dalla Regione , che ha preso il via a Perugia nel novembre 2006 ;
L’VIII°Programma ex D.Lgs.286/98 prefigura una serie di azioni prioritarie che vanno dai corsi per l'apprendimento della lingua italiana, al sostegno all'inserimento lavorativo, scolastico, abitativo. Vi sono raccomandati interventi volti a favorire l'accesso al credito finanziario e per la prevenzione e contrasto di fenomeni di usura ed interventi rivolti a coloro che chiedono asilo ed ai rifugiati, oltre ad iniziative per la tutela della lingua e cultura d'origine, e per favorire la partecipazione degli stranieri. Particolare attenzione viene posta anche alle azioni volte alla prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, alla informazione socio sanitaria . Si incoraggia inoltre, l'utilizzo di mediatori culturali, l’effettuazione di studi e ricerche specifiche, e la realizzazione di iniziative formative per gli operatori delle strutture pubbliche e private.
Nel Settimo Programma , con riferimento ad una ricerca sul rischio infortunistico tra i lavoratori immigrati presentata dall'Istituto italiano di medicina sociale e dalla Caritas nel 2004, che aveva registrato una incidenza più che doppia rispetto ai lavoratori italiani, la prevenzione degli infortuni era stata dichiarata prioritaria. Gli immigrati, delegati alle mansioni più pericolose o non adeguatamente formati, continuano ad essere esposti a un rischio molto più alto. E questo in tutti i settori e in tutte le regioni, Umbria in particolare.
Nel prossimo triennio dovrà, pertanto, essere mantenuta alta l’attenzione su questi settori, favorendo iniziative di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.
La salute  è il patrimonio fondamentale dell’ immigrato e della sua famiglia ed è un diritto giuridicamente ben tutelato, anche se occorre consolidare ed estendere un riorientamento organizzativo del servizio sanitario nel territorio rispetto a questa nuova presenza, in termini di formazione del personale, di servizi informativi, di mediazione culturale nelle prestazioni; tuttavia è spesso la fragilità sociale a determinare gli stati più gravi di sofferenza ( malattie da disagio, infortunistica sul lavoro, alto ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, malattie infettive prevenibili) per cui contano molto le condizioni dell’integrazione, dal lavoro e dall’abitazione alla stabilità della cittadinanza legale, alla qualità della vita familiare e dei rapporti sociali.
Sono stati siglati tre Accordi di Programma tra la Regione Umbria ed il Ministero del Lavoro . Il sostegno all’inserimento socio lavorativo degli immigrati tramite azioni integrate di orientamento, formative e di sistema, nonché il sostegno a forme di stabilizzazione del lavoro precario ed alla creazione di nuove imprese sono avvenuti sia in maniera diffusa e trasversale che attraverso la realizzazione di progetti specifici. Tutti finanziati attingendo a risorse del I° Accordo di Programma con il Ministero del Lavoro ( la programmazione complessiva di Provincie, Comuni, Ong ed organismi vari è stata sostenuta con 432.982,00 euro). Altri progetti sono stati finanziati nei campi del diritto all’abitazione ( di grande portata innovativa i cantieri per l’autocostruzione di immobili residenziali nei comuni di Perugia, Terni, Marsciano e Todi ), dell’inserimento scolastico, della alfabetizzazione e formazione linguistica, questi ultimi sono stati in particolare attuati nel quadro del II° e III°Accordo di Programma .
L’autocostruzione associata sopra ricordata si fonda sul lavoro manuale degli stessi futuri proprietari (sia immigrati che umbri) sotto la direzione di esperti e sull’appoggio delle amministrazioni locali e delle organizzazioni del territorio (Alisei), con notevole abbattimento dei costi e sperimentazione di un percorso interetnico.
Nel maggio 2006 è stato approvato un bando per l’utilizzo di risorse (euro 311.280,00) destinate alla formazione all’estero di cittadini extracomunitari che aspirino a fare ingresso in Italia per motivi di lavoro. E’ in corso il  monitoraggio dei tre progetti ammessi a finanziamento (due progetti in Ucraina con formazione nei settori edile e dell’assistenza domiciliare ed uno in Argentina, nel settore della ristorazione collettiva);
 
La sfida della coesione sociale .
Rispetto alla crescente multietnicità della popolazione presente sul territorio umbro, superata la fase dell’emergenza, la Regione Umbria punta a sviluppare una politica di integrazione più organica, finalizzata alla valorizzazione della risorsa immigrazione come ulteriore fattore di sviluppo, senza dimenticare che “l’essere immigrato” comporta ancora, in diversi casi, una serie di difficoltà da non sottovalutare, che a volte mettono in moto percorsi di esclusione sociale e marginalità.
Le politiche pubbliche locali della immigrazione sono un aspetto di cruciale importanza della convivenza multiculturale, con funzione di sviluppo dei diritti di cittadinanza sociale, ma anche di governo del fenomeno ai fini della sostenibilità sociale dell’immigrazione stessa; le caratteristiche della convivenza possono essere plasmate da tali politiche, soprattutto nella prospettiva di un controllo preventivo sulle possibili degenerazioni delle condizioni degli immigrati, sulle tensioni xenofobe, sul rispetto della legalità.
Il calo della natalità e l’invecchiamento della società umbra riducono progressivamente la forza lavoro che sostiene i costi del sistema sanitario e del sistema pensionistico.
Gli immigrati costituiscono, pertanto, una componente essenziale dell’economia umbra, della sua crescita. Un’economia più dinamica e una società più vitale, grazie allo scambio culturale, relazionale, che con essi si instaura.
Gli immigrati hanno, in questa regione, un ruolo sociale ed economico. Non più cittadini ombra possono contribuire alla creazione di nuova ricchezza.
Senso di appartenenza ad un’unica comunità regionale, coesione tra vecchi e nuovi cittadini, rispetto delle differenze e pari opportunità, nella uguaglianza di diritti e doveri: sono questi, in definitiva, gli elementi fondamentali di una corretta strategia di inclusione.
Creatività culturale e sviluppo delle civiltà sono prodotti dell’incontro tra i popoli, non della separazione delle genti.
La xenofobia ed il razzismo sono, invece, espressione di paura ed ignoranza.
La comunità regionale e le istituzioni democratiche che la governano sono fermamente determinate a cogliere le opportunità offerte dal pluralismo culturale, il contributo di innovazione e di sviluppo che ne deriva.
 
 
 
forum welfare perugia2007.doc

Forum regionale welfare. I nuovi percorsi della programmazione sociale.